Libia, il piano di Macron per riprendere gli sbarchi in Italia

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Ieri il governo guidato dal presidente Al Serraj, l’unico riconosciuto a livello internazionale e che controlla la Tripolitania (la zona ovest della Libia che interessa l’Italia perché da lì partono i barconi), ha proclamato lo stato di emergenza.

La Settima Brigata,la principale milizia attiva nella destabilizzazione della Libia, è in marcia verso Tripoli. L’assalto arriva dopo un lancio di missili contro l’ambasciata italiana.

L’intento è ovvio e probabilmente lega interessi convergenti: fare collassare la posizione italiana in Libia.

In questi interessi si ritrovano gli scafisti, che vogliono riprendere il lucroso traffico, e che quindi avranno finanziato la milizia, e la Francia di Macron, che vuole scalzare la posizione italiana.

Se per fare questo deve far abbattere una bomba umana sull’Italia – e anche sulla Francia -, non importa. Anzi, probabilmente è uno degli obiettivi: perché la Grande Sostituzione etnica deve andare avanti ad ogni costo.

Possiamo considerare la milizia in marcia verso Tripoli, come una estensione libica dell’apparato statale francese. Figura di collegamento è tal Salah Badi, che nel 2011 fece gli interessi di Sarkozy nella guerra (in)civile libica.




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