Milano, islamici trasformano strada in moschea all’aperto

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Melegnano, gli islamici occupano le strade: «Siamo pronti ad andare anche davanti al Comune». È la risposta arrogante all’ordinanza del municipio che vieta le attività di culto all’interno del capannone di via Morandi 15, preso in affitto dall’associazione araba Al Baraka e trasformato in una moschea abusiva, meta di centinaia di musulmani in arrivo da Melegnano e dal Sud Milano.

Così, venerdì alle 13 oltre 150 persone si sono date appuntamento all’esterno del capannone e, stesi dei teli a terra, hanno occupato la carreggiata, tra le auto e i mezzi pesanti, per pregare e ascoltare il sermone dell’imam.

Sul posto sono intervenuti anche vigili e carabinieri, per monitorare la situazione. Ora le forze dell’ordine valuteranno se procedere a eventuali denunce. Valuteranno: provate voi a stendervi in mezzo alla strada e pregare Odino o uno scolapasta.

«La nostra è una manifestazione spontanea, un modo per esercitare un diritto che non può essere negato – ha affermato l’ex presidente di Al Baraka, Hamza Ourabah -. Useremo tutti i metodi leciti in nostro possesso per poter avere una sede, dove pregare e incontrarci».

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«Non abbiamo un altro posto dove pregare, quell’ordinanza è un’offesa alla nostra comunità». «Siamo disponibili ad adeguare l’edificio, a nostre spese – prosegue -. Abbiamo presentato un progetto per la creazione di un vespaio, ma il Comune non ha voluto prenderlo in carico».

«Se via Morandi non va bene, chiediamo che venga individuata una sede alternativa. Siamo vittime di un conflitto politico tra destra e sinistra», ha concluso Hamza Ourabah.

Questi confondono la libertà di culto, che in Italia è garantita, con la pretesa di realizzare moschee. L’Italia è casa nostra, e non vogliamo moschee, mettetevelo in testa.

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Una cosa è la libertà di pregare chi si vuole, che in Italia a differenza che in Arabia Saudita è garantita – nessuno fa irruzione nelle case dei musulmani per vedere se hanno il Corano, come avviene a Riad per i cristiani e il Vangelo -, altre è l’imposizione di edifici islamici che sono casematte dell’invasione.

Ma, ovviamente, il problema non è cosa pregano, è che sono tra noi. Se non smettiamo di farli arrivare e non li espelliamo, presto saranno loro a decidere quali chiese trasformare in moschee: perché saranno più di noi.