Ungheria, clandestini a pane e acqua: “Così se ne vanno prima”

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Se pensate che Salvini sia un duro, non conoscete Orban, il premier ungherese. Ma forse la differenza sta tutta nel fatto che Orban governa da solo: senza Fico e Mattarella tra i piedi.

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Comunque sia, il governo Orbán ha deciso di sospendere la somministrazione di cibo ai clandestini che si sono visti rigettare l’istanza di asilo politico e devono essere espulsi.

Il Dipartimento per l’Immigrazione e il diritto d’asilo, agenzia posta sotto la vigilanza del Ministero dell’Interno di Budapest, ha disposto l’interruzione della fornitura di viveri nei confronti dei soggetti che non presentano i requisiti per ottenere lo status di rifugiati politici: i clandestini. Quelli che un tempo avremmo definito invasori e avremmo passato a fil di spada.

I migranti che si sono visti respingere l’istanza di asilo dalle autorità magiare sono attualmente confinati in due centri di detenzione nei pressi di Röszke, cittadina poco distante dalla frontiera con la Serbia. Fino a quando non verranno notificati loro i decreti di espulsione, non potranno lasciare i campi.

“Non esiste alcuna norma che obblighi le istituzioni ungheresi a fornire cibo a individui che non hanno ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiati. Queste persone, fino al momento in cui lasceranno il Paese, verranno comunque monitorate da personale medico.” Il Ministro dell’Interno magiaro, Sándor Pintér, ha annunciato che, al fine di risparmiare ai migranti una prolungata privazione di cibo, le procedure di espulsione subiranno una “repentina accelerazione”: “Il Governo intende dissuadere i migranti dal varcare i confini ungheresi. Tuttavia, i comandi della coscienza ci impediscono di trattenere per un tempo indefinito sul nostro territorio stranieri denutriti. Di conseguenza, l’iter per l’espulsione di coloro che non hanno diritto all’asilo politico verrà semplificato e accelerato, al fine di permettere a tali individui di lasciare l’Ungheria e richiedere quindi assistenza alle autorità serbe.”

Subito si sono scatenate le ong finanziate da Soros, da pochi giorni definitivamente cacciato dall’Ungheria. Human Rights Watch ha criticato duramente tale “decisione disumana”. Lydia Gall, esponente della associazione, ha tuonato: “L’Ungheria ha toccato definitivamente il fondo. Condannare alla fame le persone confinate alla frontiera nazionale è un atto vile e barbaro, contrario alle convenzioni internazionali per la salvaguardia dei diritti umani.” L’Hungarian Helsinki Committee ha annunciato di volere presentare denuncia contro le autorità magiare davanti alla Corte europea per i diritti dell’uomo. “Il provvedimento adottato dal Governo Orbán”, ha precisato Andras Lederer, membro di tale ong, “è una palese violazione della giurisprudenza europea in tema di libertà fondamentali della persona. Privare del cibo un essere umano per un tempo prolungato è un trattamento degradante, un crimine proibito ai sensi dell’art.3 della Convenzione europea per i diritti dell’uomo. È tempo che la Corte di Strasburgo condanni l’Ungheria per le sue politiche ciniche e raccapriccianti.”

Da noi, invece, ci sono circa 200mila clandestini africani a cui diamo 3 pasti al giorno in hotel, solo perché hanno raccontato di fuggire dalla guerra: in Siria!




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