AD Espresso è anche nel consiglio di amministrazione Autostrade

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Il gruppo Espresso, attraverso i suoi giornali Repubblica, Stampa ed Espresso è molto tenero nei confronti di Benetton.

Curiosamente, l’amministratore delegato della holding che controlla il gruppo, è anche membro del CDA di Atlantia, la società che controlla Autostrade:

Dal 2008 è amministratore delegato del Gruppo Editoriale Espresso-Repubblica, divenuto dopo varie fusioni GEDI Gruppo Editoriale, che è il principale gruppo editoriale italiano nel mondo dell’informazione e uno dei maggiori gruppi in Europa (“La Repubblica”, “La Stampa”, “Il Secolo XIX”, “Il Mattino”, “Il Tirreno”, “Il Piccolo”, Radio Capital, Radio Deejay, ecc.).
Il 20 maggio 2010 viene nominata componente del consiglio di amministrazione della banca francese Crédit Agricole, che sta assorbendo una fetta non indifferente di banche del Nord Italia.
Nel 2012 diventa amministratore delegato della CIR (Compagnie Industriali Riunite), holding che controlla il Gruppo Editoriale L’Espresso, SOGEFI e KOS.
Nel 2015 ha poi assunto anche la presidenza di SOGEFI. Insomma, il suo potere sembra inferiore solo a quello dei De Benedetti.
Ma non finisce qui; dulcis in fundo, la signora Mondardini, molto amata in Francia, fa anche parte del Board of Director del gruppo Atlantia (Autostrade) un’autentica piovra la signora, esempio vivente di quel potere finanziario, mediatico-culturale e politico in mano a pochi eletti senza la cui definitiva sconfitta nulla potrà davvero cambiare in Italia.

Un deep State iper politicamente corretto, spalleggiato dalle varie sinistrecentro e dalle destre liberalberlusconiane, che mostra glaciale indifferenza di fronte alle tragedie italiane, figlie delle privatizzazioni decise nell’estate del ’92 a bordo del Britannia, perché venduto al dio profitto e a quel caos permanente di matrice neotrotzkista senza il quale nulla potrebbe controllare.

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Questo spiega come mai Repubblica sia più interessata ai selfie di Salvini che alle marchette di Stato ai Benetton. A cominciare dalla strana ‘vendita’ che nel 1999 ha di fatto regalato, sotto il governo D’Alema, la società pubblica più redditizia.




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