Immigrata sfascia bus e sfregia passeggero: dallo psicologo invece che in galera!

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“E’ sbucata fuori. Prima ha lanciato un paio di mattoni contro il vetro dell’autobus, poi ha aggredito me e un passeggero”.

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A raccontare i fatti è Renzo De Dominicis, autista della linea Roma Tpl per quanto accaduto intorno alle 17 del 6 agosto, quando un’immigrata ha vandalizzato il bus 447 lanciando mattoni contro la vetrata e aggredendo Renzo.

La straniera ha rotto all’autista un paio di occhiali da 230 euro e con un coccio di bottiglia ha colpito un passeggero che stava cercando di aiutare l’autista. Ferendolo.

“A quel punto sono nuovamente intervenuto assieme ad altre due persone e l’abbiamo allontanata”, racconta .

“In 17 anni di professione non ho mai avuto problemi del genere, altri colleghi che conosco invece sì, hanno subito aggressioni”, dice il conducente della Roma Tpl che sottolinea: “Quello della sicurezza è un tema caldo ed attualissimo da decenni. Ormai è giunto al suo apice ma nessuno fa veramente qualcosa per arginarlo”.

“Ad esempio, nel mio caso, la polizia avrebbe dovuto bloccare e arrestare immediatamente la donna che ci ha aggredito. Poi in centrale provvedere all’identificazione e se necessario al supporto psicologico. Invece no. Ore in strada ad aspettare lo psicologo che poi decide il modo migliore per farla salire in macchina, con calma e rispetto. Così non va bene perché lei ora è di nuovo in giro e potrebbe lanciare mattoni o oggetti contro le vetture. E non solo”.

“Servono cabine guida più protette e possibilmente blindate, ma anche un sistema di allarme a bordo collegato direttamente con polizia e carabinieri. Poi è ormai indispensabile la presenza di una seconda persona a bordo, che sia un verificatore, uno steward o un secondo autista. Insomma un supporto e un ausilio per qualsiasi evenienza”.

No, serve che li rimandiamo a casa. Sono troppi. E sono molesti.




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