Aquarius, ong ammette: “Siamo tutti pagati, prendiamo 2mila euro al mese”

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Dimenticate la storiella dei ‘volontari’, sulle navi delle ong sono tutti a stipendio. E più clandestini traghettano, più soldi incassano.

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Il giornalista del Fatto Quotidiano è da cinque giorni a bordo di Aquarius, in pattugliamento nella zona Sar a caccia di carne umana, a 25/30 miglia dalla costa libica.

Ma questo lo dicono loro, visto che ormai da giorni il trasponder è spento e nessuno sa, con certezza, dove siano.

Aquarius è l’unica nave ONG nell’area, si è data il cambio con gli altri trafficanti umanitari di Open Arms che stanno portando il loro carico di una novantina di clandestini in Spagna, vicino a Gibilterra.

Viviana, soccorritore siciliano del SAR team, ammette di essere pagata: “Per caso qualcuno pretende che i vigili del fuoco non vengano pagati? O i dottori?”. “Qui siamo tutti professionisti. Non ci si può improvvisare soccorritori. Quindi le persone sono pagate. Certo non si arricchiscono: fanno questo lavoro non per soldi ma per altre ragioni”, spiega Alessandro, anche lui nel Sar team.

Sono tutti professionisti. Pagati non si sa da chi – si sa, si sa – per traghettare afroislamici verso l’Europa. Non salvare clandestini, altrimenti si limiterebbero a riportarli in Libia.

I costi operativi dell’Aquarius si aggirano intorno agli 11mila euro al giorno, divisi a metà tra SOS Mediterranée e Medici Senza Frontiere.

“Questi soldi in genere (!!!) vengono da privati”, dice tal Nick Romaniuk, Search and Rescue Coordinator (nome in codice SARCO) per SOS Mediterranée.

“Circa il 93-94% viene da cittadini dei paesi europei ma anche dal resto del mondo. C’è chi dona a volte 10 euro al mese, ci sono donatori ricorrenti. Abbiamo alcune donazioni che vengono da aziende e associazioni, ma la maggior parte viene da individui privati”.

In realtà l’ong si è rifiutata di mostrare i nomi dei propri donatori. Adducendo motivi di ‘privacy’.

Poi smentisce la credenza dei ‘volontari’: “ci sono i costi dei marinai, che sono dei professionisti”, dice il coordinatore, “Così come lo sono i componenti del team di SOS Mediterranée. Questo perché vogliamo che l’impostazione resti e che le persone tornino, mantengano quelle abilità e le migliorino nel tempo. Anche per la nostra sicurezza”.

Ed è pagato il team di soccorritori: “hanno background nel mondo del soccorso e la maggior parte di loro sono dei marittimi, alcuni sono ufficiali che sono passati per l’accademia e hanno operato per diversi anni in mare”, dice Nick. Quanto guadagnano? “Non ti dirò il salario delle persone, se vogliono sono liberi di dirtelo. È abbastanza per sopravvivere. Non per farci soldi: permette loro di pagare l’affitto, avere del tempo libero e poi tornare”.

In realtà è tutto scritto sul sito di SOS Mediterranée. Non per una questione di trasparenza, ma perché cercano nuove reclute.

Un componente del SAR team si prende i suoi bei 1.760€ al mese.

Ora che devono traghettare il carico lontano, verso Spagna o Francia, le cose sono cambiate. I costi aumentati: “Prima avevamo cibo sufficiente per al massimo 5 giorni di navigazione dopo un soccorso. Per questa missione, dopo i fatti di Valencia, abbiamo caricato su Aquarius provviste per due settimane di navigazione solo un eventuale soccorso, per circa 400/450 persone”: 5 euro al giorno per persona.

Lo stipendio, per chi è a bordo con Medici Senza Frontiere, invece, arriva a 2mila euro al mese: “E in questa missione abbiamo un volontario, che per MSF è il livello base da cui si comincia per un certo periodo: ha un rimborso spese di 1000 euro al mese”, spiega Aloys.

Non male per un ‘volontario’.




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