Senegalese si era inventato ‘attacco razzista’ durante affaire Daisy

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L’impiegato della Asl di Teramo, linciato dai media di distrazione di massa per il presunto caso di razzismo nei confronti del senegalese respinto dal distretto sanitario di Roseto degli Abruzzi, passa al contrattacco e minaccia di querelare lo straniero.

Erano i giorni dell’uovo, e i giornali erano a caccia di episodi di ‘razzismo’, presunto.

È l’avvocato Fabrizio Retko ad annunciarlo, parlando di “una condanna senza processo” e di una “miserevole campagna mediatica” che si è scatenata nei confronti del suo assistito.

Ibrahima Diop, 39enne nato in Senegal, in Italia dal 2000, aveva denunciato di essere stato liquidato con epiteti ‘razzisti’ dal dipendente della Asl di Teramo, con una frase del tipo “Che vuoi? Vattene. Questo non è l’ufficio del veterinario”.

“È oltremodo inopportuno e disdicevole”, scrive Retko in una nota, “soprattutto per coloro che rappresentano la comunità a carattere locale e regionale, assumere comportamenti che alimentino situazioni di conflitto sociale ed etnico. Nel caso in questione, i soggetti politici che si sono apertamente ed incondizionatamente dichiarati per la colpevolizzazione del dipendente della Asl, hanno mostrato la loro pavida personalità ed hanno offeso la nostra Nazione, riconoscendo valenza di prova inconfutabile al racconto del soggetto di etnia senegalese ed accusando implicitamente di falsa testimonianza il personale della Asl ed un tecnico estraneo alla struttura, sentiti in merito alla vicenda”.

Dall’inchiesta interna della Asl, svela infatti Il Centro, è infatti emerso che l’impiegato non ha rivolto alcun insulto razzista al senegalese sensibilone.

Tutto è nato da un equivoco, dal momento che l’ufficio che si occupa del libretto di lavoro chiesto da Diop si trova in contrada Casalena a Teramo, dove ci sono gli uffici del servizio veterinario. Ma l’africano, evidentemente, non ha la capacità di comprendere a fondo l’italiano. Come i giornalisti, del resto.

“È bene dire”, conclude Retko, “che l’impiegato della Asl non verrà sottoposto ad alcun processo penale perché la querela sporta contro di lui afferisce al reato di ingiuria e tale illecito è stato depenalizzato. Saremo noi a valutare le decisioni che la magistratura vorrà assumere per poi formalizzare o meno la denuncia per calunnia a carico del querelante. In ogni caso, la vicenda non terminerà in un nulla di fatto, essendo stata gravemente offesa la reputazione del mio assistito”.

I giornali non pubblicheranno questa ennesima smentita della bufala razzismo.




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