Italiano eroe sfida 6 maghrebini e salva turista australiana

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Ecco la notizia sul quotidiano locale, seguirà un commento:

«Mi sono detto: devo fare qualcosa. Non posso restare a guardare». Quel magrebino 32enne che alle 22.15 di ieri, dai gradini di chiasso Barletti è balzato al collo di una turista australiana di 60 anni strappandole la catenina d’oro, gli è sbattuto sulle pupille.

È lì che a Piero Pacini, 48 anni di cui la metà passati dietro il bancone della sua storica gelateria in via Roma, è arrivata la botta d’adrenalina. E, di fronte alla donna gettata a terra e rapinata, non ci ha visto più.

La scena: da una parte il magrebino con sei connazionali, in mezzo la donna paralizzata in lacrime col genero, il marito e due nipotini sotto choc.

«Passavo di lì dopo aver smontato da lavoro. Gli ho detto – racconta – di restituire subito la catenina».

«Era ubriaco e urlava. Mi ha minacciato e ricoperto di insulti dietro di lui c’erano altri connazionali che guardavano. E, tranne la famiglia di turisti, nessun altro ha mosso un dito». Sono frazioni di secondo eterne e Pacini si aspetta il peggio ma i suoi nervi d’acciaio non lo tradiscono. L’uomo resta lì immobile e fa capire al magrebino che non se ne andrà. Il 32enne è imbenzinato d’alcol, sputa minacce di morte. E alle spalle, anche se Pacini non lo sa, ha una sfilza di precedenti penali per reati contro il patrimonio. Poi succede qualcosa. «Il genero della donna – racconta il gelataio – si è ripreso dallo choc. E in quell’attimo è passato un uomo che stava portando a spasso il cane». Questione di sguardi, i tre capiscono che quello è il momento buono per passare all’azione.

Accerchiano il 32enne e strappano la catenina al magrebino che fugge insieme ai connazionali. «Dopo – dice – sono corso verso Fillungo per chiamare aiuto. Lì ho incrociato una pattuglia della polizia». La Volante si è buttata all’inseguimento del 32enne bloccandolo poco dopo in via Roma. Si tratta di Faris Abdessamad, pluripregiudicato e già raggiunto 5 giorni fa da un decreto di espulsione. L’uomo avrebbe dovuto lasciare i nostri confini oggi. Ieri invece è stato processato per direttissima. Il gip ha convalidato l’arresto e dopo l’accoglimento dei termini a difesa, il 32enne è stato portato al San Giorgio. Qui attenderà l’udienza fissata al 18 settembre. «L’ho fatto perché era giusto – dice Pacini – e mi sono scusato a nome della città con i turisti per quello che è successo. Il nome di Lucca si difende così: col senso civico». E una bella dose di fegato.

«L’ho fatto perché era giusto così e basta. E per il rispetto che merita questa città». Piero Pacini non ci sta a passare per uno sceriffo-eroe. «Il mio mestiere – sorride – è fare gelati e farli bene». Ma quando la 60enne australiana gli ha buttato le braccia al collo in lacrime e lo ha ringraziato, la prima cosa che l’uomo ha fatto è stata chiederle scusa. «Mi sono scusato. Scusato – dice – per quello che è successo a nome della città: Lucca non è uno scippo in pieno centro alle dieci di sera. Ma è molto altro e non è giusto che questo non venga compreso per colpa di qualcuno». Lo dice mentre dal suo negozio in via Roma ‘I gelati di Piero’, come una macchina da guerra, imbastisce, riempie e piazza coni gelato e coppette (in tre lingue diverse) in mano a una famiglia di inglesi, una bimba tedesca e quattro francesi.

«I turisti sono oro per questa come per tutte le città d’arte. E dobbiamo essere in grado di proteggerli». Ma il punto non sono i soldi. «Tutti – aggiunge – devono sentirsi protetti. Lo avrei fatto per chiunque altro. E spetta soprattutto al senso civico dei cittadini far sì che questo succeda». Ma durante il Far West dell’altra sera, tranne un passante, nessuno lo ha aiutato. «C’erano dei giovani che fissavano la scena – racconta – ma nessuno ha alzato un dito. Forse avevano troppa paura oppure semplicemente non gli interessava». Eppure paura, di fronte al 32enne che lo ha minacciato (con sei connazionali alle spalle) ne ha avuta anche lui.

Roba da far tremare le gambe e torcere lo stomaco. «Ma non potevo fare a meno di fare così. Quello che mi dispiace – continua – è che sto notando una lenta ma costante decadenza anche del centro. Dobbiamo essere noi i primi a svegliarci». Il grazie dell’uomo va agli uomini della Volante. «Sono stati estremamente professionali e rapidi. Vorrei solo che potessero avere più possibilità per intervenire». Ma a cacciare via gli spettri della notte in bianco, passata dopo aver rischiato la pelle, c’è una consapevolezza. Sapere che forse, quando tornerà dall’altra parte del mondo, una famiglia australiana potrà raccontare quello che è successo. E magari, grazie a Piero Pacini, scegliere di dare un’altra possibilità a Lucca e al nostro Paese. E non è roba da poco.

Ci vorrà tempo. Ma deve finire l’abitudine dei precedenti governi di dare un foglietto ai clandestini con scritto “espulso”.

Ma perché questo accada servono centri di detenzione per clandestini in ogni regione. Vicino agli aeroporti.

L’ideale, per accelerare le espulsioni, sarebbe un accordo con un Paese terzo dove inviare i clandestini in attesa di espulsione in cambio di soldi.

Ci sono tanti Paesi africani disposti. Diamo 1 miliardo di euro al Ciad, ad esempio, e costruiamo lì centri di detenzione dove mettere i clandestini africani che abbiamo difficoltà a rimpatriare: scommettiamo che una volta in Ciad si auto-rimpatriano da soli?




2 pensieri su “Italiano eroe sfida 6 maghrebini e salva turista australiana”

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