Salvini taglia l’accoglienza, Ong minacciano: “Ci saranno disordini”

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Cosa accade quando togliete uno zuccherino intorno al quale si è raccolto un intero formicaio? La formiche impazziscono. Ecco, questo sta accadendo nel business dell’accoglienza con l’arrivo di Salvini. Ed è uno spettacolo.

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“Il taglio dei costi peggiorerà la situazione per tutti: migranti e italiani, aumenterà isolamento, tensioni e conflitti”. Mario Morcone, direttore del Cir-Consiglio italiano per i rifugiati – e fino a pochi mesi fa a capo di gabinetto del ministero dell’Interno, minaccia.

Lui conosce bene il business dell’accoglienza. Anche troppo.
Ed è quindi preoccupato per il nuovo piano di razionalizzazione delle spese contenuto nella direttiva firmata dal ministro Salvini.

Come preoccupate sono le a$$ociazioni che con l’accoglienza fanno soldi. Tanti soldi. Dall’Arci a Medici senza frontiere, dalla Caritas al Centro Astalli, tentacolo italiano del servizio internazionale dei gesuiti per i rifugiati.

La direttiva di Salvini diramata nei giorni scorsi con l’obiettivo dichiarato di tagliare la spesa e razionalizzare i servizi, individua due livelli ben distinti di prestazioni: a tutti i richiedenti asilo, si legge, verranno forniti d’ora in poi solo i servizi di prima assistenza (vitto, alloggio e assistenza sanitaria).

Mentre gli interventi che mirano a favorire l’inclusione, dall’insegnamento della lingua italiana alla tutela psicologica alla formazione professionale, verranno, per ora, dati solo a chi avrà ottenuto lo status di rifugiato: che abolita la protezione umanitaria che esiste solo in Italia, significherà solo il 4/5 per cento dei richiedenti asilo. Uno ‘choc’ per chi dell’accoglienza aveva fatto un enorme business.

“Questo – si lamenta Morcone – significa che il migrante rischia di restare per due anni nei centri isolato, senza fare nulla, con un effetto negativo, un senso di frustrazione, rabbia, emarginazione. Mentre dall’altro canto tutto questo farà crescere l’insicurezza negli italiani che li vedono starsene inattivi. Tutto questo alla fine ben lungi dal produrre un risparmio costerà molto di più alla collettività”.

Perché infatti, ora lavorano.




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