Profuga torna in Africa: “Si sta meglio in Nigeria”

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La scorsa settimana, dopo sette anni di gozzoviglio, ha deciso di avere parassitato abbastanza e ha preso un aereo per tornare in patria, in Nigeria, proprio nello stesso luogo da cui era partita all’inizio del 2010 perché stava per scoppiare la guerra in Siria.

Prima verso la Libia, dove era rimasta molti mesi lavorando in un negozio, poi verso l’Italia.

Oggi è felicissima di lasciare l’Italia e tornare in Nigeria: “Meglio l’Africa, c’è più povertà, ma c’è più dignità”, ha detto all’Agenzia Redattore Sociale.

Una scelta dettata in buona parte dalle difficoltà lavorative in Italia dopo il riconoscimento della protezione umanitaria. Ha lavorato come badante a Genova, qualche lavoretto precario anche a Firenze, ma niente di definitivo, niente che potesse permetterle una progettazione per il suo futuro in Italia.

“Non riusciva a sostenersi economicamente in Italia”, raccontano dalla cooperativa Il Cenacolo. E così la scelta di tornare a casa, in Nigeria. Da dove, secondo le magliette rosse, i suoi connazionali fuggirebbero per qualche non meglio identificata guerra.

“Non vedo l’ora di partire – ha raccontato la nigeriana nei giorni scorsi -. Non vedo l’ora di riabbracciare i miei figli che non vedo da molto tempo”.

Quindi ricapitoliamo: lei è fuggita dalla guerra che non c’era lasciando i figli in mezzo alla guerra che non c’è. Non si sa nemmeno se ridere o ridere.

L’unica cosa certa è che ci stanno prendendo per il culo. Da anni. Lei da sette anni.




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