Così l’ha ridotta il profugo dopo lo stupro: “Il viso le grondava di sangue”

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Turpi dettagli sull’orribile stupro avvenuto domenica sera nella periferia di Reggio Emilia, in via Petit Bon. Protagonista il solito profugo.

Il responsabile – un richiedente asilo ucraino – ha aggredito la 22enne italiana alle spalle mentre passeggiava, poi l’ha e un pugno in faccia e trascinata dietro un cespuglio, dove l’ha brutalmente stuprata.

I genitori della vittima al giornale locale: “Abbiamo sentito squillare al campanello in modo forsennato. Era nostra figlia. Ci siamo chiesti come mai fosse già tornata, pochi minuti dopo essere uscita per la passeggiata che è solita fare nel quartiere”, racconta la mamma.

Poi, quando le aprono, lo choc: “Aveva il volto ricoperto di sangue. Piangeva e tremava. Era in stato confusionale. Pensavo che avesse avuto un incidente stradale. Poi ha sussurrato: ‘Mi hanno violentata’ “.

“Le hanno rovinato la vita”, urla il padre con la voce che gli trema. E aggiunge: “L’hanno aggredita da dietro. Quel balordo ha abusato di lei. Una violenza completa”.
“Nostra figlia è stata anche picchiata: ha il naso rotto, il labbro tagliato, lividi sul collo, i graffi dei rovi sul corpo”.

La ragazza era solita fare la passeggiata ogni sera intorno alle 21 soprattutto d’estate. Ma ora viviamo nella società multietnica, dove le donne non possono uscire sole, la sera. Perché nascosti dietro ai cespugli ci sono ‘loro’.

Il racconto dei genitori ci ha subito fatto tornare in mente il terribile dramma di Linda, la ragazza svedese (foto in alto) brutalmente stuprata da profughi. E ridotta, come la ragazza reggiana, in una maschera di sangue:




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