Vescovo: “Dico no alla sostituzione etnica degli italiani”

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“Come Vescovo, sento forte la responsabilità di custodire il gregge che mi è stato affidato e di custodire la continuità dell`opera della Chiesa nel nostro problematico contesto sociale, presidio e baluardo di autentica promozione umana. Personalmente, sono convinto che il futuro dell`Europa non possa e non debba rischiare verso una sostituzione etnica, involontaria o meno che sia”. Lo scrive in una nota mons. Antonio Suetta, Vescovo di Ventimiglia San Remo, “in risposta” alla nota sull’immigrazione pubblicata ieri dalla presidenza della Conferenza episcopale italiana che invitava alla riapertura dei porti.

Sinceramente, non ci aspettavamo una presa di posizione di questo tipo da parte del vescovo di Ventimiglia. Un punto per lui.

[…]”A ciò si affiancano le difficoltà dei popoli occidentali nel realizzare una difficile integrazione, spesso preoccupati – non sempre senza ragione – di preservare la loro sicurezza e la loro identità culturale e religiosa. Le lacrime dei tanti giovani immigrati che ho incontrato in questi anni danno ragione della complessità della vicenda”.

[..].Come possiamo dimenticare le difficoltà di lavoro che incontrano molti dei nostri giovani, essi pure costretti ad andare a cercare altrove la prospettiva di un futuro?”, scrive mons. Suetta, che si sofferma in particolare su quello che a suo avviso è “il difficile tema dell`immigrazione islamica, che pone un grave problema di integrazione con la nostra cultura occidentale e cristiana”: “Faccio riferimento a dati obiettivi, fonte spesso di problemi non indifferenti, posti dalla difficile conciliazione di concezioni assai diverse del diritto di famiglia, del ruolo della donna, del rapporto tra religione e politica. Il tema è stato ben argomentato a suo tempo dal compianto Card. Giacomo Biffi e molti sono i richiami in tal senso provenienti in questi anni dai Vescovi che in Medio Oriente vivono quotidianamente queste difficoltà, come ad esempio, il Vescovo egiziano copto di Alessandria, Mons. Anba Ermia”.

[…] “i migranti, già vittime di ingiustizie nei loro Paesi d`origine, costretti a subire sfruttamento e gravi difficoltà nei Paesi di arrivo, soprattutto quando scoprono che non ci sono le condizioni di fortuna sperate, sono vittime insieme alle popolazioni occidentali di ‘piani orchestrati e preparati da lungo tempo da parte dei poteri internazionali per cambiare radicalmente l`identità cristiana e nazionale dei popoli europei‘, come recentemente ha ricordato Mons. A. Schneider”, vescovo del Kazakhstan sempre molto critico con Papa Francesco.




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