Costituzionalista difende Salvini: “Radical chic non sopportano democrazia”

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Oliviero Toscani, Luigi De Magistris e Furio Colombo. Ma potrebbero essere molti altri i nomi da iscrivere in questo particolare elenco di politici, intellettuali e artisti che da qualche tempo trovano normale rivolgere insulti di ogni tipo contro Matteo Salvini.

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Ginevra Cerrina Feroni, Ordinario di Diritto Costituzionale Italiano e Comparato dell’Università di Firenze.

“È difficile ricordare un tale concentrato di smisurati paragoni, di risibili esagerazioni, di attacchi forsennati fino alla psichiatrizzazione del nemico come quello in atto contro il nuovo Governo. Specificamente contro Matteo Salvini”, scrive la giurista in un editoriale sul Messaggero.

Secondo la Feroni “la cosa è seria” e dietro c’è l’insofferenza dei radical chic verso la democrazia: “Qui la violenza verbale ha avuto inizio ancor prima che il Governo fosse entrato in funzione e prima che lo si potesse giudicare sulla base dell’operato”. E si tratta di una “metodologia di attacco” che potrebbe “avere effetti dilanianti sulla dialettica democratica” e, chissà, potrebbe “istigare qualche sprovveduto alla violenza”.

Ed è pieno di sprovveduti sinistardi.

Si, ovviamente, al diritto di critica: “Ma – si chiede la costituzionalista – la diffamazione delirante cosa vi ha a che vedere?”. Già, perché “c’è sempre il limite della diffamazione e della calunnia. L’onore e la reputazione sono diritti inviolabili della persona, non meno della libertà d’espressione”.

Certo, spiega la Feroni, “è proprio verso chi detiene il potere che è consentito il più ampio diritto di critica”. Ma “qui si è lontani dal diritto di critica, dai suoi confini naturali della proporzionalità e della ragionevolezza, vistosamente sormontati”.

E viene in mente Saviano. Che ha perso la testa. Se mai la ha avuta.




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