Ong in fuga con la testimone: “In Italia non ci sentiamo sicuri”

Condividi!

Prosegue la fuga coi cadaveri e la presunta naufraga della nave ong Open Arms verso Barcellona. In fuga da Zuccaro, che li attendeva a Catania desideroso di capire quale versione del presunto naufragio fosse reale. E in fuga dalla verità.

VERIFICA LA NOTIZIA

La versione di Open Arms è stata totalmente ridicolizzata dalla giornalista tedesca Nadja Kriewald e da un collega libico. I due si trovavano a bordo della motovedetta della Guardia costiera di Tripoli intervenuta per il naufragio del barcone.

La cronista ha raccontato che dopo il recupero dei clandestini non era rimasto alcun corpo in mare. Alcuno. Figuriamo due più una sopravvissuta.

I libici, a livello informale hanno fatto sapere alla Guardia costiera italiana che a bordo di un altro gommone soccorso nella notte fra lunedì e martedì, avevano lasciato due cadaveri, impossibilitati a recuperarli.

Il giorno dopo, ai due cadaveri si è aggiunta la ‘sopravvissuta’, le cui fotografie sono l’effetto scenico più forte di tutta l’operazione. Da dove è spuntata? Perché se la sono portata a Barcellona invece di farla interrogare da Zuccaro? Cosa nascondono?

«I marinai libici si sono dannati l’anima per salvare tutti. L’ultimo migrante salito a bordo della motovedetta mi ha detto: Non è rimasto nessuno, non è rimasto nessuno», ha confermato a Biloslavo del Giornale il freelance libico Imad Ahmed che faceva da interprete alla giornalista tedesca.

Insomma, qualcuno mente. Secondo voi chi? Chi scappa non ha mai ragione.

Intanto prosegue l’operazione di disinformatia da parte della ong catalana ProActiva OpenArms che si lamenta perché in Italia rischiano il sequestro dei mezzi.

“Dell’Italia non ci si può fidare. E’ come uscire in mare e non sapere come finirà. Certe mancanze, certe azioni, portano alla morte delle persone. Il bene e la vita delle persone devono essere sempre messe al centro”. Lo afferma Riccardo Gatti, comandante dell’Astral e capo missione di Open Arms. “In mare le persone devono essere soccorse e devono essere messe al più presto in un porto sicuro – aggiunge Gatti – Ma questo non avviene in Italia”.

Grazie a Dio e a Salvini.

“La presa che fanno i messaggi che parlano delle ong accostandole a parole come ‘business’ o ‘trafficanti’, è purtroppo forte ed è una strategia che è stata costruita lentamente – aggiunge – Ma la gente continua a morire in mare – continua – e grida ‘No Libia’. Eppure qui abbiamo il salame sugli occhi, evidentemente ci sono interessi”.

I lauti finanziamenti, anche da parte di sportivi radical chic come Guardiola e Gasol che prendono decine di milioni di euro per fare nulla e poi giocano al soccorritore della domenica, sono un’altra dimostrazione di come la democrazia non possa sopravvivere alla concentrazione di ricchezza: pochi guadagnano sempre di più a danno dei molti, riducendo la classe media ad un fantasma, e usano i loro soldi per accelerare questo processo anche attraverso l’immigrazione.

Ps. Ma la sopravvissuta da quale guerra fugge? Dalla guerra per i prosciutti?




Un pensiero su “Ong in fuga con la testimone: “In Italia non ci sentiamo sicuri””

Lascia un commento