Mia figlia perseguitata da immigrato, come l’ha ridotta – FOTO

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L’aveva già aggredita a novembre, mentre andava a scuola. L’altra sera, mentre portava a spasso il cane, l’ha rifatto.

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Un incubo che continua per una 18enne di Castello, Venezia, che ha denunciato di essere stata presa di mira sempre dallo stesso uomo: alto, scuro di pelle, probabilmente straniero, vestito di nero, con un tatuaggio sulla mano.

Dopo l’aggressione di novembre, nei mesi successivi l’aveva insultata in più occasioni, incontrandola per strada. Stavolta l’ha nuovamente malmenata, tanto da procurarle varie ferite al volto e al corpo, medicate al pronto soccorso.

I carabinieri stanno già raccogliendo le immagini riprese dai sistemi di videosorveglianza, nella speranza che possano aver immortalato qualche dettaglio significativo. Ma ricerche analoghe, dopo l’episodio di novembre, non avevano dato esito. Si cercano anche testimoni che possano aver visto o anche solo sentito momenti dell’aggressione. Perché altrimenti è la sua parola contro quella del migrante e, si sa, il migrante ha sempre ragione.

Martedì sera la ragazza era uscita di casa attorno alle 22 per portare a spasso il cane, un pastore tedesco: dietro alla chiesa, l’incontro con l’aggressore. E’ stata malmenata, gettata a terra, fino a quando il cane non ha messo in fuga l’immigrato.

Sul posto è arrivata l’idroambulanza del Suem che ha trasportato la giovane al pronto soccorso del Civile dove le sono state medicate le ferite.

Il padre ha postato su Facebook le foto della figlia appena medicata, ancora in ospedale, con l’invito a segnalare eventuali sospetti e annunciando l’intenzione di andare a cercare di persona il responsabile.

La prima aggressione era stata particolarmente choccante, con la ragazza che era arrivata a scuola, al Benedetti-Tommaseo, ancora insanguinata per le coltellate ricevute.

Nei mesi successivi la giovane ha riferito di aver incontrato altre volte l’uomo, che l’avrebbe minacciato in vari modi. Una volta l’incontro sarebbe avvenuto addirittura a Mestre.

Ma non ci sono testimoni. Le coltellate non bastano.




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