Open Arms fugge in Spagna perché teme le manette di Zuccaro

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Proactiva Open Arms risponde al ministro dell’Interno che oggi, come tutti noi, si era chiesto come mai la nave dell’ong avesse preso la rotta verso la Spagna, invece di sbarcare, quella che secondo loro sarebbe l’unica sopravvissuta di un naufragio, nel porto di Catania, reso disponibile dal governo italiano.

Ci torneremo poi su Catania, visto che oggi ben due giornalisti presenti durante il salvataggio hanno smentito la tesi di Oscar Camps, kapò di Open Arms, di fatto accusandolo di avere falsificato il salvataggio.

Secondo il direttore delle operazioni di bordo della Open Arms, Riccardo Gatti, se ne sono andati perché l’Italia non è più un “porto sicuro” e questo perché “siamo anche preoccupati per la donna da noi salvata per la sua tutela e la piena libertà nel rendere una testimonianza in sicurezza perché Salvini ha dichiarato che tutto ciò che abbiamo detto è una fake news. Questo ci fa pensare che non sia sicuro attraccare in Italia”.

E l’Ong, su twitter ha ribadito: “Andiamo in Spagna perché l’Italia non è un porto sicuro, nè per noi, nè per le persone che salviamo e che tu vuoi rimandare in Libia. Ti manderemo una cartolina”. Lo scontro sembra essere solo all’inizio.

Ve lo diciamo noi perché non sono approdati in Italia, alla luce della denuncia dei due giornalisti-testimoni: il porto aperto, non casualmente, da Salvini.

Catania. Non Trapani. Non Siracusa. Catania. Dove l’equipaggio di Open Arms si sarebbe trovato davanti un procuratore serio: Zuccaro.

La nave sarebbe stata quasi sicuramente sequestrata. I cadaveri sottoposti ad autopsia, per capire se fossero annegati nei tempi ‘giusti’ o portati lì chissà da dove. La donna ‘salvata’, tal Josephine, camerunense, sarebbe stata interrogata.

E allora sono fuggiti. Verso la più accogliente Spagna. Per loro, sicuramente, un porto sicuro. Nel viaggio avranno il tempo di istruire la tal Josephine e chissà cos’altro.




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