Mancò fortuna, non il valore Croazia

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Si chiude il Mondiale più brutto (per il gioco espresso) dai tempi di Italia ’90. Vinto dalla squadra che, probabilmente, ha espresso quello peggiore tra le qualificate ai quarti: sicuramente peggiore di Croazia e Belgio.

Mai nella storia dei mondiali di calcio, una nazionale è diventata campione del mondo così immeritatamente. Nel primo tempo 0 tiri in porta e due gol. Il primo viziato da una punizione inesistente.

Ma il calcio non è uno sport, è un gioco. Perché non sempre il più forte o chi esprime il gioco migliore vince, come invece accade nel 99% dei casi negli altri sport di squadra, dove l’imprevedibilità conta molto meno. Per questo è folle caricare una singola partita di calcio di valori sociali: giocate altre mille volte avrebbe avuto mille risultati differenti.

Sbagliava anche chi vedeva, provocatoriamente, nella selezione francese una squadra ‘africana’, paradossalmente era la nazionale transalpina più bianca dai tempi della vittoria nel ’98. Negli ultimi mondiali aveva 2 bianchi in campo e tutto il resto africani, in questo 5 contro 4 più un paio fantasia. Probabilmente, come dimostra l’uscita prematura di tutte le vere squadre africane, c’è un numero e ruolo in campo oltre il quale indeboliscono una formazione.

Comunque sia, la afrancia è campione del mondo di calcio. Ha sbagliato chi ha voluto trarre da una mera partita di calcio delle implicazioni sociali, come i deliranti membri del PD che si sono detti “tifosi della Francia perché simbolo della società multietnica che noi vogliamo”.

A dimostrazione di come la sinistra sia ormai una frangia irrilevante e totalmente estranea al comune sentire nazionale italiano, visto che il 99% degli italiani tifava Croazia. Per tanti motivi.

Chiunque avesse vinto per una punizione non data e un braccio tirato via, non avrebbe cambiato la situazione reale: le banlieus francesi, afroislamiche, continueranno a bruciare, le periferie croate no. E lo vedremo probabilmente anche stanotte, con i ‘festeggiamenti’.

Ma possiamo comunque cogliere da questa sconsiderata finale mondiale una metafora dell’esistenza: la fortuna è componente fondamentale della vita. Molte volte, chi non merita vince.

Tornando al calcio come gioco e non come metafora della vita, è impossibile negare l’involuzione degli ultimi anni. Portogallo e Francia hanno vinto gli ultimi due tornei giocando in modo orrendo, abbiamo avuto squadre che sono arrivate in semifinale non segnando un gol su azione in tutta la competizione, tranne a Panama. La tattica è divenuta ormai padrona del camp, le squadre anche più tecnicamente scarse riescono a riempire il rettangolo di gioco rendendo difficile lo svilupparsi delle azioni. Visto che non si può allargare il campo, è forse tempo di scendere a 10 giocatori.

Chiudiamo con la simpatica provocazione di Salvini:

Tutto vero. Ma la Corsica è italiana.




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