Nella sede del PD ora l’idolo è Salvini: “Immigrati a casa loro”

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Salone del Centro sociale della Croce del Biacco, una struttura moderna (con tanto di bandiera della pace che sventola) di fronte alla parrocchia di San Giacomo.

Una volta, lì c’era la sede del Pd. Ora invece di Togliatti sognano Salvini.

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Nella riunione dell’altra sera all’Arci Benassi, una sorta di seduta di autocoscienza collettiva del centrosinistra per cercare di capire come recuperare gli iscritti ormai fuggiti verso le posizioni di Salvini, prende la parola tal Angela Sciavilla, una delle fondatrici di «Cantieri meticci», associazione che fa laboratori di teatro, coinvolgendo anche richiedenti asilo e rifugiati.

Sciavilla racconta che, dopo due anni di attività con i migranti nel Centro sociale nel cuore del San Vitale, a due passi dall’hub di via Mattei, quando c’è stato da decidere se continuare a dare una sede al laboratorio di teatro con i profughi, il comitato di gestione del Centro affiliato ad Ancescao, riunitosi, ha deciso che no, era meglio che l’attività proseguisse altrove.

A qualcuno non andava troppo a genio avere gli stranieri in casa propria. Quindi i Cantieri Meticci hanno bussato alla porta della parrocchia di fronte, che ha aperto. Lì non vedevano l’ora di avere a che fare con i profughi-maschi-attori.

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Allora giovedì ci siamo stati al Centro alla Croce del Biacco, gestito da volontari. Scoprendo che è in corso una vera guerra intestina tra quelli che sbottano nei coloratissimi «devono stare a casa loro» e quelli che «siamo in difficoltà, ma potremmo accoglierli». Una cosa è certa: l’arrivo della Lega al governo ha scoperchiato il vaso di Pandora di posti come questo; l’Arci Benassi insegna. «E sa cosa ha trovato Salvini dentro al vaso? Oro», sentenzia il vicepresidente del Centro, Nerio Pilani. L’oro di cui parla Pilani è la rabbia di una parte (consistente) dell’elettorato di sinistra. «Quel che ci fa arrabbiare è che ci sono tanti delinquenti tra i migranti, ma il giorno dopo li ritrovi fuori».

Ad infiammare la discussione è uno dei membri del comitato di gestione, Pasqualino Masetti, anni 67: «In questa sala sono tutti razzisti, ma nessuno lo dirà mai apertamente. Votavo i comunisti, ora voto Lega. Le frontiere sono da chiudere». Lo seguono in coro altri. «A casa loro devono stare», grida uno. Il presidente Luigi Luccarini, un pacato signore di formazione cattolica, da mesi (anzi, da anni) prova a calmare gli animi. «Noi qui, in questa zona, siamo in prima linea, per questo le difficoltà di convivenza aumentano. Ma dobbiamo trovare dei ponti, non alzare barriere». Lui ci prova, ma la situazione è sfuggita di mano. Lo si capisce, quando sul tema migranti la platea si infuoca, litiga, si insulta. Di là, dall’altra parte della strada, dalla parrocchia rispondono placidamente: «Noi qui accogliamo tutti». Sembrerebbe semplice, detta così. I vicini di casa invece ora non ce la fanno: bevono la loro cedrata Tassoni e, mentre calano assi di briscola, pensano alla casa, alle pensioni risicate, ai lavori vacillanti dei figli. «La sinistra ha perso, quando ha pensato più agli stranieri che a noi». Fine delle discussioni.

Ma pare che il PD e la sinistra non l’abbiano capito. Continuano a difendere i clandestini, gli sbarchi e i gay pride. Vivono in una bolla.

Pensate a quella sorta di mongolfiera che è il segretario pro tempore del PD, che ieri ha chiesto le dimissioni di Salvini perché respinge i barconi, ma quando li recupereranno i voti? Mai. Si estingueranno, facendo la fine di un partito radicale qualunque, in mano a quattro esaltati e votati da frange fricchettone della società.




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