La teoria della cospirazione: 12 russi e il deep state americano

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Dodici russi sembra l’incipit di una pessima favola, è il delirio del deep state americano che, come quello italiano, tenta di deragliare la rivolta populista

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La Casa Bianca conferma il vertice di lunedì prossimo, 16 luglio, a Helsinki, capitale della Finlandia, tra il presidente Donald Trump e il capo del Cremlino, Vladimir Putin.

Il summit avviene nonostante l’incriminazione di 12 russi per spionaggio. Lo speciale procuratore che indaga sul teoria cospirazionista del Russiagate, Robert Mueller, ha accusato
il gruppo di russi di aver interferito nelle presidenziali americane del 2016 hackerando i server del partito democratico locale.

Il che è bizzarro, che nascondevano nel server? E poi: gli Usa interferiscono da decenni in tutte le elezioni del globo terrato. I suoi media tentano di influenzarle ovunque.

La realtà è che il complesso-militare-industriale tenta, con questa messinscena del Russiagate, di deragliare il disgelo con la Russia: serve un nemico tecnologico che ‘imponga’ di investire in armamenti costosi e sofisticati.

Solo che, scegliere questa tempistica, a due giorni dall’incontro, è stupido: anche i più sciocchi ne comprendono le motivazioni.

Mosca nega con fermezza: “Mai interferito” e mai avrà “intenzione di interferire nelle elezioni Usa”.

Le spie russe, secondo l’accusa formulata dal procuratore Mueller, avrebbero rubato migliaia di email del partito democratico, rendendole poi disponibili online e danneggiato la campagna della candidata Hillary Clinton.
Furto d’identità e cospirazione contro gli Usa, i capi di imputazione.

Se hanno svelato la corruzione della Clinton, non è colpa degli hacker (presunti), è colpa di chi è corrotto.




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