Milano: vietato fermare i profughi spacciatori o centro sociale protesta

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Milano. Le forze dell’ordine non possono bonificare dallo spaccio di droga una delle «piazze» dove il fenomeno criminale è più conclamato e le cui bande finora nessuno è mai riuscito a smantellare del tutto.

Perché non possono turbare quelli del centro sociale «T28».

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Scrive Paola Fucilieri sul Giornale:

[…] infatti, sono piuttosto suscettibili sull’argomento e ci vuole niente a farli scendere sul piede di guerra per difendere, a loro personalissimo parere, dal razzismo chi è in fuga da realtà di guerra e di sofferenza. Siamo in via dei Transiti, zona Pasteur, viale Monza, periferia nord della città. Nelle scorse settimane la polizia ha arrestato un gruppo di 10 gambiani, un sudanese e un giovane del Mali che spacciano marijuana, cocaina (ma negli ultimi sequestri ha fatto la sua prima apparizione anche qualche pasticca di ecstasy) a clienti di ogni genere: residenti della zona, impiegati provenienti da ogni parte di Milano, frequentatori delle discoteche di corso Como e della «nuova» zona della movida creatasi con i frequentatissimi locali tra via Venini e piazza Morbegno. La novità, se vogliamo definirla tale, è che a finire in manette sono giovani profughi tra i 20 e i 25 anni tutti richiedenti asilo per motivi umanitari e alcuni addirittura con un’istanza rigettata più volte. La loro deriva criminale nel circuito malavitoso dello spaccio al minuto naturalmente è piuttosto remunerativa e la difendono con i denti.

Occhioni scurissimi e sguardi guardinghi, da sentinelle pronte a scattare al minimo segnale di pericolo, alti, magrissimi, capelli rasta con perline, smartphone ultimo modello sempre in funzione, questi ragazzi africani si ritrovano proprio dinnanzi al centro sociale, per l’esattezza sul lato opposto della carreggiata, divisa da una piccola aiuola proprio nel punto in cui via dei Transiti incontra viale Monza. In due turni di smercio che vanno dalle 19.30 alle 21, per poi riprendere intorno alla mezzanotte fino all’alba, imboscano le dosi, oltre che addosso, sotto i marciapiedi, nei vani del metrò della fermata «Pasteur», accanto ai pali della luce. Quindi si muovono a piedi a largo raggio lungo tutto viale Monza, dopo essere passati per via Termopili per poi raggiungere infine piazzale Loreto che spesso rappresenta il punto d’incontro per chi arriva da Corso Como.

Cercare di fotografarli, di sorprenderli mentre, fingendo di scambiarsi un sonoro «cinque», si passano la dose e il denaro pattuito, può costare parecchio se non si indossa una divisa e non si porta un’arma. Questi africani infatti rincorrono minacciosi chiunque sembri averli presi di mira e a chi si mostra troppo «curioso» dei loro traffici possono far passare dei brutti momenti. Uno di questi giorni, però, anche la polizia potrebbe riservare loro un brutto scherzetto. Roba da far passare la voglia d’imbarcarsi in questi «commerci».

Quindi non si interviene in modo ‘plateale’ perché, altrimenti, i compagni politici del sindaco si innervosirebbero. Fermare gli spacciatori potrebbe essere considerato ‘razzismo’.

Noi la pensiamo così: radere al suolo quel covo di spacciatori che si definisce ‘centro sociale’.




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