Albania, il Narcostato che i nostri politici vogliono nella UE

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Nel 2016 la Grecia ha consegnato a Tirana un fascicolo di oltre mille pagine sull’imprenditore albanese, provando il suo essere a capo di un ampio cartello della droga ed emettendo un mandato di arresto internazionale.

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Ad oggi, il boss del traffico di droga è libero. In Albania. Che è, di fatto, un narcostato.

Due anni prima, il governo Rama aveva nominato Balili direttore dei trasporti della regione di Saranda, al confine con la Grecia, malgrado il fatto che Balili fosse già stato arrestato nel 2006 per traffico internazionale di droga.

Anche il ministro dell’Interno (2013-2017) nonché delfino di Edi Rama è accusato in un’indagine della Guardia di Finanza ed sotto inchiesta in Albania per traffico internazionale di stupefacenti, abuso di potere e corruzione. Lo scandalo è scoppiato a fine 2017, quando le forze dell’ordine italiane hanno smantellato una banda accusata di aver importato armi e tonnellate di droga in Albania.

Il tutto reso più facile con la liberalizzazione dei visti per l’Italia: oggi un albanese può entrare in Italia senza bisogno di visto. Il traffico di droga, armi, puttane e delinquenti vari è molto semplice. Troppo semplice.

Tra gli arrestati c’era anche Moisi Habilaj, cugino del ministro Tahiri. E nelle conversazioni registrate dalle Fiamme gialle, Habilaj faceva proprio il nome del politico come persona da ripagare per l’aiuto fornito.

Ci sono poi i dati della Guardia di Finanza sulla produzione e il traffico di droga. «Abbiamo sequestrato 860 chilogrammi di marijuana e hashish nel 2015, 13,9 tonnellate nel 2016, 34,9 tonnellate nel 2017 e quasi 10 tonnellate nei primi quattro mesi del 2018», ha spiegato Nicola Altiero, generale di brigata della GdF a Bari.

E i nostri politici vogliono l’Albania in UE. Postate questo articolo sui social di Salvini: l’Italia deve porre il veto.




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