Clandestina non può essere espulsa perché ha figliato in Italia, delirante sentenza del tribunale rosso

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Vista la demografia africana, basta portarsi dietro uno dei dieci figli per avere la certezza di rimanere in Italia a scrocco degli italiani. Una invereconda sentenza barzelletta.

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Se la richiedente asilo ha un figlio non può essere espulsa perché “i figli hanno diritto di essere educati all’interno del nucleo familiare per conseguire un idoneo sviluppo della loro personalità”.

E’ la bizzarra ordinanza emessa dal tribunale rosso di Venezia, riguarda una donna africana ospite a spese dei contribuenti di una struttura d’accoglienza di Verona alla quale è stato concesso “il diritto al riconoscimento della protezione umanitaria ai fini del rilascio del relativo permesso di soggiorno nel territorio italiano”. Osceno.

La clandestina era sbarcata in Italia nel 2015 insieme al marito. Alla Commissione territoriale di Verona che si occupa del riconoscimento della protezione, aveva raccontato la solita storia falsa e fantasiosa: di essere fuggita dalla Nigeria perché minacciata dalla setta degli Aye, alla quale il compagno aveva rifiutato di aderire. I commissari avevano però respinto la richiesta di asilo giudicando la vicenda per quello che è: una sciocchezza.

Anche il tribunale di Venezia, al quale la donna si era appellata, aveva confermato l’impressione della Commissione e non aveva trovato nessun motivo per farla restare in Italia.

Ma a ribaltare il giudizio è stata la circostanza che nel marzo 2016 la coppia di fancazzisti c’ha dato dentro e ha avuto una figlia.

“Tale circostanza – si legge nell’ordinanaza – giustifica il riconoscimento della protezione umanitaria al fine di garantire l’unità familiare”. Riunirli in Nigeria no?

Sarebbe tempo che i magistrati pagassero di tasca propria per queste sentenze ‘umanitarie’. Il PD continua a governare attraverso i magistrati rossi.




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