Vescovo chiede a governo di aprire i porti, web lo seppellisce di insulti

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L’accoglienza non va più di moda. “Vorremmo davvero che l’Italia, consapevole della sua tradizione di umanità, non accettasse di divenire corresponsabile di una tragedia, che la storia ha affidato al nostro tempo e da cui non possiamo evadere”.

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E’ un passo della richiesta del vescovo emerito di Ivrea, monsignor Luigi Bettazzi, nella lunga lettera scritta al premier Giuseppe Conte, in cui il porporato chiede l’apertura dei porti e più aiuti ai clandestini che cercano di arrivare, con i barconi, sulle coste italiane.

Ma la lettera scritta dal presidente di Pax Christi, non è stata ben accolta dagli utenti del web. E in queste ore, la missiva è stata ripubblicata da diverse testate on-line, tra cui La Sentinella del Canavese, con una valanga di messaggi di insulti verso Bettazzi.

“Ma non può tenerseli tutti lui?” o “Tutti bravi e generosi con i soldi altrui. I loro soldi, però, sono ben custoditi”. O, ancora, “Ma questo qui non aveva altro da fare che scrivere al premier?” o “allora co….ne, prenditeli tutti a casa tua senza arricchirti sulle spalle degli italiani” e “Portali a Ivrea e Albiano, dove hai le residenze private”.

Sempre sui social, altrettanto a pioggia i commenti di politici sinistardi a difesa del pensiero debole di Bettazzi.

“Al momento – scrive il giornale di estrema sinistra Torino Today – non si sa se monsignor Bettazzi abbia sporto denuncia alla polizia postale”.

E da quando è illegale criticare un vescovo?

Questi individui devono capire che gli italiani si sono rotti. La pacchia è finita, anche per loro.




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