Ue, dopo l’Ungheria attacco alla Polonia

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La Commissione UE ha deciso di lanciare con urgenza una procedura di infrazione contro la Polonia per la sua riforma giudiziaria. Arriva dopo una simile contro l’Ungheria.

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In particolare, la notifica formale inviata a Varsavia fa riferimento alla nuova legge per il pensionamento anticipato dei giudici della Corte Suprema che, secondo quanto riportato dal portavoce dell’esecutivo Ue Margaritis Schinas, minerebbe l’indipendenza del potere giudiziario.

Con ‘indipendenza’, intendono che non farà più gli interessi della Ue e di chi la Ue controlla. Perché la sinistra che ormai perde ovunque, vuole continuare a governare attraverso la magistratura.

Per effetto della nuova legge, che ha abbassato da 70 a 65 anni l’età della pensione dei giudici della Suprema Corte, domani 3 luglio ben 27 dei 72 giudici dell’alto organo giudiziario saranno costretti al ritiro. Fra loro vi sarà anche il primo presidente della Corte, il cui mandato di sei anni verrà prematuramente concluso.

Secondo la Commissione Europea queste misure “minano il principio dell’indipendenza giudiziaria, compreso quello dell’irremovibilità dei giudici”.

Come se fossero entità divine, superiori alla sovranità popolare. Lo abbiamo sempre detto: l’oligarchia cacciata dai governi si è rifugiata nelle magistrature.

A dicembre del 2017 l’esecutivo Ue era già intervenuto contro una riforma che prevede che i giudici membri del Consiglio nazionale della magistratura siano nominati dal Parlamento polacco.

Il governo nazional conservatore polacco ha deciso di rivolgersi alla Corte di Giustizia dell’Ue, la quale dovrà decidere “sui limiti dell’ingerenza del diritto comunitario nell’autonomia degli Stati membri sul proprio sistema giudiziario”.

Non si fa ricorso contro la Ue ad un suo organo: si esce e ci si riprende la sovranità.




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