Gay Pride sfila a Pompei con duemila anni di ritardo

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Vanno a rompere anche a Pompei. Al gay pride regionale campano ha partecipato tra gli altri esagitati anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Vincenzo Spadafora, titolare della delega alle pari opportunità e “braccio destro” di Di Maio, la senatrice dem Monica Cirinnà, prima firmataria della legge sulle unioni civili, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. La crème.

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Come si vede M5s e Lega non sono uguali. Il M5s deve ripulirsi dalla presenza di una lunga sequela di zecche rosse che si sono incistate sul corpo del MoVimento.

Una manifestazione preceduta da forti polemiche per la pretesa provocatoria degli organizzatori di attraversare anche il piazzale del santuario della Vergine del Rosario: un gesto di cattivo gusto, a dimostrazione che cercano scontro ed esibizionismo.

In altri luoghi di Pompei oggi si sono svolti presidi di Forza Nuova e del Mis-Movimento Idea sociale contro il Pride.

Spadafora annuncia: presto convocherò le associazioni Lgbt per un primo confronto.

Si, fate un bell’incontro, tanto non conti un cazzo, come il tuo capo Fico.

Sia chiaro: nessuno deve essere discriminato in quanto persona. A parte gli immigrati, naturalmente. Ma gli omosessuali non sono discriminati in Italia. Quella delle associazioni di ‘categoria’ è tutta una fantasia: senza strillare allarmi inesistenti non avrebbero ragione di esistere. Non riceverebbero finanziamenti da enti locali e statali.

“Con tutto il rispetto – ha scritto su facebook il ministro leghista della Famiglia – il sottosegretario Spadafora parla a titolo personale e non a nome del governo, nè tantomeno della Lega. Per quanto ci riguarda, la famiglia che riconosciamo e che sosterremo, anche economicamente, è quella sancita e tutelata dalla Costituzione”. A cuccia.




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