Albanese: “Meglio galera in Italia che lavoro in Albania”

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Milto Dosi, albanese di 45 anni. Nel 2012 è stato condannato a 3 anni di reclusione per spaccio di sostanze stupefacenti.

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Dopo aver scontato i primi due anni, nel 2014 è stato espulso in Albania perché scontasse in loco l’ultimo anno di pena prevista; nel decreto di espulsione era compreso per lui anche l’obbligo di restare in Albania per dieci anni ed il divieto di rientrare in Italia.

Ma lui non sente ragioni: “Ho provato a fare il camionista, come in Italia, ma quando arrivavo negli altri Paesi europei, Germania, Francia, Austria, saltava fuori accanto al mio nome quel decreto di espulsione e mi rimandavano indietro, così mi sono messo a cercare altri lavori”.

E lui deve mantenere moglie e figli: perché gli spacciatori si riproducono. Così, racconta: “Chiamo il mio avvocato e le dico che voglio finire quell’anno di pena in Italia. Che così non riesco più a vivere”.

Così Dosi si è imbarcato su una nave che dalla Grecia lo ha riportato in Italia, ad Ancona; da qui verso Pesaro dove, accompagnato dal suo legale, si è presentato alla Questura chiedendo di poter tornare in carcere.

“Non vedo l’ora di rientrare in cella. La forza me la danno i miei figli. La paura è non avere cosa dare da mangiare ai miei bimbi. Faccio questo per loro”. Anche perché, dopo le sbarre, c’è già la prospettiva di una società disposta ad offrirgli un contratto di lavoro da camionista.

E il Tribunale gli ha anche dato i domiciliari, nell’attesa di prendere una decisione in merito al suo caso, anche perché risulta in essere la violazione del decreto di espulsione.

L’avvocato: “Mi hanno invitato a patteggiare, ma ho detto di no. Per me, non è un rientro illegale quello del mio assistito. L’articolo 19, comma due, del testo unico sull’immigrazione fa divieto di espulsione e di respingimento alla frontiera dei parenti di secondo grado di cittadini italiano. E lui, con un fratello cittadino italiano, non può essere respinto”.

Basta dare cittadinanze ad cazzum. E fosse per noi, in Albania ci manderemmo non solo fratello ‘italiano’ e famiglia, ma anche l’avvocato.




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