Macerata, sindaco sputa su cadavere Pamela: “Continueremo ad accogliere”

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A volte tacere sarebbe la scelta migliore

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Ieri a Macerata si è tenuto un consiglio comunale aperto in cui si è discusso di immigrazione. Non invitata a parlare la mamma di Pamela, rimasta fuori.

Pamela sul cui cadavere ha sputato il locale rappresentante del PD: «Siamo dalla parte della Costituzione, non rinunceremo mai al principio fondamentale dell’accoglienza e dell’integrazione», ha dichiarato all’inizio, tanto per gradire, il sindaco Romano Carancini. Non un’autocritica sul fatto che ha farla a pezzi siano stati dei profughi accolti secondo il principio da lui enunciato.

«Le vicende di Macerata hanno fatto esplodere le critiche – prosegue il sindaco –. L’accoglienza non è in contrasto con la legalità. Certo, accanto a ciò dev’esserci la responsabilità del Paese nel principio di distribuzione sul territorio».

Certo, non una, ma migliaia di Pamela.

E mentre non ha potuto parlare la mamma di Pamela, hanno avuto voce le a$$ociazioni, tra cui Gus (che ospitava i suoi massacratori), Acsim, Caritas e Centro Ascolto e gli immancabili sindacati, ormai centro di parassitismo.

E sul tema la maggioranza che guida il comune è stata compatta con un ordine del giorno con cui si chiede al governo di promuovere la gestione del momento di transizione rappresentato dalla fase di uscita degli immigrati dai progetti Sprar o Cas mediante un’azione congiunta di prefettura, servizi sociali, onlus e autorità in modo da condurre al meglio l’uscita con interventi integrati. Non si vergognano nemmeno.

«Sono orfano, ho 22 anni, vengo dalla Guinea Conakri – dice tal N’vacaba Sanoh, e nessuno lo può verificare -, ogni giorno mi alzo alle quattro per andare al lavoro. Grazie al governo italiano e all’Unione europea che mi hanno salvato la vita. Voi e noi, siamo tutti uguali. Non giudicate la vita di una persona se non conoscete la sua storia. Siamo qui per aver salva la vita, non per offendere i cittadini. La vita inizia dove finisce la paura. Allora iniziamo una nuova vita».

Lui ha portato raccontare le sue non verificabili baggianate, la mamma di Pamela non ha potuto dire le sue verità.

«La voce sul rispetto del diritto d’asilo è stata corale – conclude il sindaco alla fine, soddisfatto di avere fatto parlare solo la minoranza che è d’accordo con il suo partito estinto –, dentro la parola immigrazione ci sono anche le regole, e mi pare ci sia un riconoscimento sul fatto che le regole vanno migliorate. L’uscita dal progetto talvolta improvvisa, l’assenza dell’approfondimento sul tema lavoro, queste situazioni certamente vanno migliorate. Se trattiamo l’immigrazione come fatto finora come arma elettorale, arma politica non ne usciamo, questo significherebbe accantonare il problema. Chi governa non ha la bacchetta magica per risolvere il problema».

Deborah Pantana, consigliere di Forza Italia, presenta alla fine un ordine del giorno dove propone un tavolo di lavoro sull’immigrazione. Un ‘tavolo di lavoro’.

Hanno ucciso Pamela un’altra volta.




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