ISIS: CACCIA A 13 PROFUGHI TERRORISTI SBARCATI IN ITALIA

Vox
Condividi!

Una delle più importanti operazioni sul fronte dell’anti-terrorismo islmaico mai compiute in Europa. Così gli inquirenti hanno definito l’arresto del profugo Sillah Osman, avvennuto appena due mesi dopo il fermo del suo connazionale gambiano, l’altro profugo Alagie Touray, a Licola. Entrambi avevano la loro base ideologica nella famigerata moschea locale.

VERIFICA LA NOTIZIA

E’ la conferma di come l’Isis utilizzi le rotte dei barconi in arrivo dalla Libia per penetrare in Europa. Altro ottimo motivo per affondarli. O almeno non farli partire.

Il Califfato, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, identifica i propri «soldati» in Paesi a vocazione migratoria come il Gambia, trasferisce poi questi migranti in Libia per addestrarli nei propri campi all’uso di armi ed esplosivi, e poi imbarca su uno dei tanti «gommoni della speranza». Poi arrivano le Ong, e inizia il viaggio verso l’Italia.

«Prendere la pistola per sparare e per uccidere». Sono alcune della parole intercettate sul gambiano, nel chiuso della sua stanza dell’hotel per profughi di Lecce.

Lo registra una telecamera e così si vede Sillah Ousman simulare il gesto di imbracciare un mitra e di fare fuoco.

Sillah non sapeva di essere sotto controllo: di lui aveva parlato l’altro militante Isis Alagie Touray, arrestato in Puglia.

Vox

Così viene seguito costantemente quando il 9 giugno scorso ha preso parte al corteo di una processione islamica. Sillah un altro soldato di Allah, da scagliare contro gli infedeli.

Sillah, il 19 giugno scorso è stato intercettato al telefono con la moglie in Africa, evidentemente i profughi moderni non sono come quelli passati, lasciano le famiglie in mezzo alla guerra che fuggono.

Lei lo rimprovera per la sua prolungata assenza: «Mi sono trasferito a Napoli – dice in riferimento alla sua prima convocazione presso la Procura partenopea – una città grande come Kombo, non chiedermi perché sono solo, io sono soldato di Allah».

Nel corso dell’interrogatorio dello scorso venti giugno: «Ho ricevuto una luce… ho una missione nel cuore da compiere… ho un segreto che mi lega ad Allah».

E sarebbero tredici i soldati del Califfato addestrati in Libia e spediti in Italia. Una vera e propria rete su cui indaga la Digos e l’altiterrorismo.