Milano: “Erano meglio gli spacciatori dei Rom”

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Un vecchio abitante della zona ha scritto su Facebook: «Era meglio quando c’era lo spaccio». Almeno gli spacciatori erano puliti, e all’epoca erano italiani. Meno feroci di quelli di oggi. Erano gli anni Ottanta.

Oggi, al posto degli spacciatori ci sono gli zingari. E in quartiere si rimpiangono i “bei tempi”.

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Ieri, all’ora di pranzo, sotto un sole che ammazza pure le lucertole, una giovane netturbina raccoglie col suo attrezzo, una per una, le tracce dei bivacchi dei nomadi: bottiglie rotte, bicchieri interi, scatole di ogni genere, sacchetti stracolmi. «Qui lo Stato non esiste più», dice la ragazza, mentre fa il suo lavoro senza senso e senza fine: e aggiunge considerazioni sul rapporto tra italiani e rom che scandalizzerebbero anche Matteo Salvini. «Le leggi per noi esistono, per loro no».

«Loro» sono lì, a pochi metri dalle aiuole brulle. La donna è enorme, tatuata, seduta sui gradini, circondata dalle amiche, atteggiamento da matriarca: fuma, chiacchiera con la sua corte di donne, telefona. Poi arriva un furgone Mercedes e se la porta via. I maschi sono più in là, seduti ai tavoli del bar all’angolo con via degli Apuli. Dentro il bar, tre o quattro italiani: sorrisi con pochi denti, facce da sopravvissuti. Sotto gli ombrelloni, fuori, i rom con i loro fisici ingombranti. Parlano poco, bevono con calma, sembrano non soffrire il caldo. Ore così. Se lavorano, lo fanno in un’altra fascia oraria. Pochi metri più in là, la Mercedes E 350 nuova di pacca.

Calma assoluta, silenzio quasi metafisico. Ma a mezzogiorno dell’altro sabato qua era l’inferno: centinaia di persone assiepate tra le aiuole a grigliare e bisbocciare, un’auto che arriva a razzo e fa irruzione, rischia di investire i bambini, parte una rissa gigantesca, devono intervenire una miriade di Volanti per riportare la calma. A scatenare tutto, – a quanto pare – lo scontro sulla sorte di una ragazzina del clan. Ad affrontarsi, rom venuti dall’hinterland e i capifamiglia stanziali, quelli che da tempo si sono insediati da padroni nelle case popolari abbandonate a se stesse, e dove persino gli addetti alle pulizie vengono taglieggiati e derubati. Ora, da quello scontro di bande, la Squadra Mobile sta partendo per ricostruire gli affari dei clan. Ma intanto la vecchia portinaia delle case popolari, con l’aria di chi ne ha viste troppe, dice: «Qui non c’è più speranza».

L’Italia che lasciano i magliari del PD è al collasso.




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