Shaqiri, lo ‘svizzero’ in prestito: “Con la Svizzera sto bene, ma devo valutare se cambiare nazionale”

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La cittadinanza come convenienza. L’ultima conferma arriva dalle parole dei due kosovari con cittadinanza svizzera che ieri hanno sconfitto la nazionale serba.

La vergogna dell’aquila albanese: la Svizzera è una nazionale che non esiste

Queste le parole dei due quando gli chiesero quale maglia avrebbero indossato:

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Il Kosovo è indipendente dal 2008 e grazie a ciò è possibile che ottenga ben presto un proprio team nazionale. Questo implicherebbe che alcune stelle che giocano attualmente per la Svizzera come Xherdan Shaqiri, Granit Xhaka o Valon Behrami, Blerim Djemaili e Admir Mehmedi, potrebbero quindi decidere di lasciare la squadra nazionale.

Dopo la vittoria ottenuta in Slovenia per 2-0 nelle qualificazioni ai Mondiali del 2014, il morale della Svizzera è alto, anche se la sfida di martedì prossimo a Lucerna contro l’Albania si avvicina e per alcuni rossocrociati questa partita ha un sapore molto particolare, visto che giocheranno contro le proprie origini.

I giornali albanesi si sono sempre chiesti come mai Shaqiri, che possiede la nazionalità svizzera, quella albanese e quella kosovara, abbia scelto la Svizzera. “Gli albanesi non mi hanno mai chiesto se volevo giocare con loro”, ha sempre dichiarato il calciatore

Dopo l’indipendenza ottenuta nel 2008 è infatti possibile che anche il Kosovo presto avrà la sua propria squadra nazionale. La domanda è chiara: bisogna consentire a giocatori come Shaqiri, Granit Xhaka o Valon Behrami di cambiare nazione, anche se hanno già giocato per la Svizzera? Il SonntagsBlick ha chiesto a Shaqiri se Riesce a immaginarsi di poter giocare improvvisamente per il Kosovo. “Certo che inizierei a pensarci visto che sono originario del Kosovo. Se il Kosovo diventa una squadra, valuterò la nuova situazione, ma sto bene nella Nazionale svizzera”.

Anche Xhaka pensa a un possibile scambio di nazionale. “È possibile, ma credo che la situazione possa rimanere invariata per i prossimi quattro-cinque anni e forse a quel punto la Nazionale non punterà più su di me. Sarebbe comunque una situazione nuova”.

Gli immigrati di seconda generazione che acquisiscono la cittadinanza del tuo Paese sono un cancro che si sviluppa all’interno della società: un corpo estraneo pronto a tradire.

E se il calcio è un problema relativo, il terrorismo non lo è. Una eventuale guerra non lo sarebbe.




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