La vergogna dell’aquila albanese: la Svizzera è una nazionale che non esiste

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“Penso sia stata solo emozione. Sono molto felice per il gol, nient’altro. Non penso che dobbiamo parlarne adesso”.

Invece dobbiamo parlare adesso. Quello che è avvenuto ieri sera è la dimostrazione di come l’integrazione non esista.

Xherdan Shaqiri ha segnato il 2-1 per la Svizzera contro la Serbia al 90′ ha festeggiato con il gesto dell’aquila, simbolo sulla bandiera albanese. Lo stesso aveva fatto dopo l’1-1 Granit Xhaka, altro nazionale “svizzero” nato da una famiglia kosovara: “A essere onesto non mi interessava l’avversario – ha detto Xhaka alla fine -. Era per il mio popolo che mi ha sempre sostenuto, per la mia patria, per i miei genitori”. Il Kosovo, ex provincia serba a maggioranza albanese, è un narcostato terrorista indipendente dal 2008 ma non è riconosciuto dalla Serbia. E nemmeno da noi.

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Ma qui ci interessa un’altra cosa: i gesti e le parole dei due albanesi dimostra – ed è giusto che sia così – che loro si sentono albanesi, non certo svizzeri: “il mio popolo”, dice Xhaka. E qui parliamo di calcio, ma in caso di guerra? E’ folle importare immigrati e dare loro la cittadinanza.

Ma la cosa più patetica di ieri sera è però un’altra: vedere migliaia di svizzeri esultare perché una multinazionale del gol fa vincere loro una partita. Stanno trasformando i Mondiali in un carnevale privo di senso. Quello che era un torneo tra nazionali, una sorta di ‘guerra sportiva’, sta diventando, per molte squadre ‘nazionali’, un torneo qualunque, senza più quel senso di appartenenza che li rendeva speciali.




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