Arrestato il ‘re dei profughi’, grazie al PD incassava 50mila euro al mese – FOTO

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Lo chiamavano “Il Re dei profughi”. Perché lui, iscritto al partito di Alfano, coi profughi di soldi ne faceva tanti. Oltre 50mila euro al mese.

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Paolo Di Donato, l’affarista sannita arrestato ieri nel corso dell’operazione ‘Maleventum’ relativa al business dell’accoglienza.

Per gli uomini della Digos, che indagano su di lui dal 2015, Di Donato è il dominus incontrastato del “Consorzio Maleventum”, società della quale è ex amministratore e consulente. La società gestiva 12 centri di accoglienza che ospitavano oltre 700 migranti. Numeri importanti raccolti anche nel libro “Profugopoli” del giornalista Mario Giordano.

In una conversazione, raccolta dagli investigatori, Di Donato ammette di “guadagnare 40-50mila euro al mese”. Frutto, secondo la Questura, di una gestione poco limpida dei centri di accoglienza e che si è avvalsa dalla copertura istituzionale fornita dal funzionario della Prefettura, Felice Panzone.

Ma il problema, con il business dell’accoglienza, non sono quelli che fanno cose illegali, sono anche e soprattutto tutti gli altri: perché è stato il governo precedente a rendere legale ciò che non sarebbe tale in un Paese normale. Ovvero la spese di miliardi di euro per mantenere finti profughi, in modo da foraggiare partiti e società del Vaticano.

Paolo Di Donato è ora agli arresti domiciliari per truffa ai danni dello Stato, falso, corruzione e tanto altro.

Il meccanismo era ben oliato: con la possibile complicità di funzionari pubblici, il «re dei rifugiati» truffava lo Stato percependo contributi per «rifugiati» che figuravano come ospiti delle sue strutture, ma che se ne erano invece già andati via da tempo. Se calcoliamo che l’imprenditore beneventano disponeva di 13 centri per circa 800 immigrati, non è difficile comprendere come l’indotto abbia raggiunto in pochi anni il milione d’euro. Ma non c’è solo Di Donato tra gli accusati: per ora, infatti, ci sono 5 arrestati e 36 indagati. Tra le persone finite ai domiciliari ci sono anche il funzionario Felice Pansone della Prefettura di Benevento e un carabiniere. Entrambi sono accusati di «truffa ai danni dello Stato per il conseguimento di erogazioni pubbliche», frode in pubbliche forniture, corruzione e rivelazione di segreti d’ufficio.

Chiudere le Prefetture. Tagliare tutti i finanziamenti al mostro dell’accoglienza.

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