Dossier svela il traffico delle Ong: 17mila clandestini prelevati in acque libiche

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Chiamano direttamente a Roma con i cellulari libici spacciandosi per parenti dei clandestini appena salpati. Panorama rivela che nel dossier un trafficante si presenta come «sig. Mohammed» per informare dell’arrivo di un «barcone con 40 clandestini».

Tutti caricati dalla Sea Fuchs vengono poi trasbordati su tre navi e fatti arrivare in Italia. La Sea Fuchs è al centro della battaglia navale di oggi, con la scoperta (incredibile ma non troppo che il governo precedente non avesse indagato) che questa nave e quella dell’altra Ong tedesca, la Lifeline, battono bandiera olandese in modo abusivo: non sono registrate.

Nel dossier sono registrati interventi all’interno delle acque territoriali libiche, battaglie sul prelevamento dei clandestini con le unità di Tripoli donate dall’Italia, gommoni avvistati da droni e appuntamenti in mezzo al mare con i miliziani libici.

Un dossier di 300 pagine su tutte le operazioni delle Ong davanti alla Libia dal luglio scorso a maggio di quest’anno che incastra le organizzazioni non governative: trafficanti umanitari. Nello stesso periodo, scrive Panorama, hanno scaricato in Italia 17.178 clandestini.

Dossier sul tavolo del procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, l’unico magistrato che indaga sul traffico delle Ong.

Il numero più alto di recuperi è di Aquarius. Panorama rivela che il 28 gennaio nave Aquarius grazie ad una telefonata a Roma da «utenza sconosciuta» soccorre un «gommone con 87 clandestini», ma nelle acque territoriali libiche a 10 miglia dalla costa. Solo nei primi quattro mesi dell’anno le Ong sono intervenute ben 14 volte nelle cosiddette acque contigue, non internazionali, entro le 24 miglia dalla Libia. E tutti i recuperi sono avvenuti nelle 80 miglia dichiarate da Tripoli zona di ricerca e soccorso della guardia costiera libica.

In pratica: hanno sottratto i clandestini ai libici pur di portarli in Italia.

Oggi la flotta umanitaria conta su sei navi e due aerei che decollano da Malta oltre ai droni a bordo. Il 17 settembre il velivolo senza pilota Moonbird della tedesca Sea watch individua un gommone «con 120 clandestini soccorsi da motonave Astral» si legge nel dossier.

Scrive Biloslavo sul Giornale:

In marzo nave Open arms è stata prima sequestrata e poi lasciata andare a Pozzallo per aver portato in Italia centinaia di migranti, che dovevano venir soccorsi e fatti tornare indietro dai libici. La nave era stranamente partita da Malta con una rotta dritta come un fuso sul luogo dell’«appuntamento» al largo di Khoms ancora prima che i gommoni con i clandestini salpassero dalla Libia.

L’ultima battaglia navale delle Ong è del 24 maggio quando la motovedetta Zwara salpa da Khoms per intercettare un gommone. Panorama ha pubblicato i fax dell’assunzione da parte di Tripoli di «responsabilità dell’operazione di ricerca e soccorso» che invita espressamente «tutti gli altri assetti nell’area a rimanere ad una distanza di 5 miglia dall’evento». Il centro di soccorso della Guardia costiera a Roma ribadisce che il comando è di Tripoli. L’equipaggio della nave dell’Ong tedesca Sea watch se ne frega e recupera 157 migranti raccogliendone altri 295 il giorno dopo. Tutti sbarcati in Italia.

Il grosso delle segnalazioni dei gommoni avvengono attraverso chiamate dirette al Centro di Roma. Però subito dopo sono ben 47 le segnalazioni partite direttamente dalle navi o velivoli delle Ong, che fanno scattare il «soccorso».




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