Le baby-gang di immigrati alla conquista di Milano

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Dai graffiti sui muri ai segni indelebili sul corpo. Dalle crew (bande) alle “superfamiglie” che scimmiottano le gang di latinos dei loro Paesi di provenienza. Dagli atti vandalici alle aggressioni.

Gesta che vengono riprese e amplificate sui social network. Basta mettere in fila video e foto per rendersi conto di quanto il graffitismo vandalico stia incidendo nella nascita di nuove baby gang di immigrati.

Sì, perché i componenti di queste bande sono quasi tutti minorenni. Sono i famigerati ‘figli delle badanti’ sudamericane. Frutto dei ricongiungimenti familiari. E il motivo per cui Trump separa i presunti minorenni dai presunti genitori.

Spesso le battaglie per la supremazia del territorio cominciano sui muri, crossando (scrivendo sopra) le scritte di un rivale – al writer Riva, che aveva “crossato” la tag di un altro, è stato scritto «Riva ti ammazzo come un cane» -. E non a caso stanno nascendo “superfamiglie” che uniscono bande di uno stesso territorio, per aumentarne il potere.

È un fenomeno nuovo, milanese (si fa per dire), che ha attirato l’attenzione del Nucleo tutela decoro urbano della polizia locale. Ed è curioso che i nomi rispecchino i confini dei Municipi, che nel linguaggio dei giovanissimi restano «zone». C’è Z4gang, che sta per Zona 4, nella quale sono confluiti writer della zona di corso XXII Marzo e dello spicchio a sud est della città (sotto la tag “Pulce” apparsa all’Arco della Pace, compare proprio la scritta “Zona 4”). La Z9 per ora comprende alcuni componenti le bande Bmc e e Mah crew, di Affori. Non manca Z3, sotto la cui ala si radunano giovanissimi dell’area di piazza Gobetti e della zona di Lambrate in generale (tra cui la gang Dlr). Di recente, sono apparse pure “firme” di Z2, Z7 e Z8. Sui social abbondano foto di gruppo che immortalano ragazzini in atteggiamenti di sfida, in pose mafiose o da pandillas, con tatuaggi e atteggiamento “da duri”.

E’ tempo di abrogare i ricongiungimenti familiari, Salvini: se Conchita e Mohammed vengono qui per lavorare – in quei pochi casi – non è necessario che si portino poi dietro tutto il clan. Ci vuole un’immigrazione limitata, selezionata e di lavoratori: non di famiglie allargate o presunte tali per ripopolare l’Italia. Di delinquenti e disoccupati: come le banlieus parigine da generazioni.

Ovviamente, sui giornali non vi diranno che sono figli di immigrati. Vi diranno che sono ‘milanesi’.




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