Salvini studia blocco navale Libia, 10 navi verso Tripoli

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Salvini studia un blocco navale della Libia in accordo con il governo di Tripoli. Non solo. Soldati italiani verso le frontiere sud della Libia, nel Fezzan, per bloccare arrivi dal Niger.

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Ieri e oggi il nuovo stop alle Ong (trafficanti umanitari): «Si cerchino altri porti». Matteo Salvini raddoppia. Il ministro dell’Interno avverte le due ong tedesche con bandiera olandese, Lifeline e Seefuchs, giunte al largo delle coste libiche: «Dovranno cercarsi porti non italiani dove dirigersi».

«Non hanno mezzi e personale per salvare un gran numero di persone, l’Olanda le faccia rientrare» ha aggiunto il ministro M5S delle Infrastrutture Danilo Toninelli. «Non sono Ong olandesi nè imbarcazioni registrate in Olanda», la risposta della rappresentanza olandese presso la Ue.

Il che contraddice quanto risulta dalle dichiarazioni delle ong.

Deve passare il principio di responsabilità di ogni nazione per le navi di quella bandiera, chi raccatta, poi si prende i clandestini: Salvini vuole mettere fine alla scandalosa pratica subita (con l’acquolina in bocca) dai governi PD, delle navi straniere che scaricano immigrati in Italia.

Un secondo caso Aquarius può arrivare da un giorno all’altro, la stessa Msf ha avvisato che proseguirà il proprio traffico. Così l’esecutivo gioca d’anticipo tra le proteste dei trafficanti umanitari (SeaWatch, Open Arms, Msf, la Lifeline che dà del «fascista» al ministro dell’Interno).

Con le Ong si schiar, ovviamente, il Pd, con David Sassoli e Maurizio Martina. Riccardo Magi (Radicali italiani, partito di Soros): «Con la violazione sistematica dei diritti umani l’Italia non tornerà ad avere l’autorevolezza necessaria per richiamare gli stati europei a una maggiore condivisione nel governo dei flussi». Non vogliamo condividere i flussi, vogliamo bloccarli.

E allora ecco l’’incontro di Salvini a Tripoli con il presidente Serraj.

L’idea di Salvini è coinvolgere nel piano di bloco Marina Militare, Esercito, Guardia Costiera e Guardia di Finanza. Non solo, in campo anche l’Aise (agenzia informazioni e sicurezza esterna) non solo per la sicurezza del vertice, soprattutto per studiare operazioni di contrasto ai trafficanti sul campo: quegli interventi paventati dal generale Santo in una recente intervista.

Lavoro senza sosta anche per l’ambasciatore Giuseppe Perrone: nei giorni scorsi ha visto Serraj e i ministri Taher Siala (Esteri) e Salam Ashur (Interno). Per la prima volta in Libia con Salvini arriva un vicepresidente del Consiglio.

L’Italia offrirà un aumento delle dotazioni navali per il pattugliamento della Guardia costiera civile e militare della Tripolitania: almeno dieci nuove motovedette, finanziate con fondi sottratti dall’accoglienza

Altre tre unità navali sono già pronte nel porto tunisino di Biserta in attesa della formazione del personale libico. In fase avanzata il progetto per la sala operativa marittima di Tripoli. Saranno aggiornati gli accordi con le municipalità locali.

Insomma una strategia a tutto campo quella di Salvini per bloccare il traffico di clandestini.

Infatti si parlerà dell’impegno nel Fezzan, la regione meridionale libica che si apre al confine con il Niger, da dove arrivano orde di clandestini subsahariani: Salvini vuole istituire un avamposto militare italiano a Ghat per sostenere i controlli alle frontiere. Entro fine mese già il primo sopralluogo.

Ma non è solo Libia. Il ministro ha chiesto di elaborare piani per la Tunisia e l’Egitto. L’estate è arrivata, la guerra non possiamo perderla.




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