La grande tenuta dove Oliviero Toscani non ospita nemmeno un profugo

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E’ tempo che i radical chic dividano il loro patrimonio con i migranti.

Ad esempio, il fotografo pornoetnico Oliviero Toscani, assiduo frequentatore dei media, dove offende chiunque non voglia spalancare le porte dell’Italia all’Africa, potrebbe iniziare ad aprire le porte di casa sua agli africani. Delle sue case.

Lo abbiamo incontrato nella sua meravigliosa residenza, immersa nella campagna toscana tra uliveti e vigneti. E tra una chiacchierata e l’altra ci ha mostrato la sua casa, le fotografie di come era prima di acquistarla e come è diventata oggi dopo una lunga e attenta ristrutturazione. Un mix di vetrate, legno e pietra perfettamente in armonia con il paesaggio circostante della Toscana. Una grande casa immersa in una grande tenuta che oggi è il luogo anche di una azienda agricola che produce vino e olio, e di un allevamento di cavalli.

E perché non ospitare una qualche decina di africani. Ma non ci scommetteremmo, a leggere l’intervista:

Oliviero, lei possiede altre case, tra cui una bellissima residenza a New York e un’altra a Parigi. Perché ha deciso di vivere in questa di Casale Marittimo?

La mia casa è il luogo dove vorrei fare le vacanze, questo è il posto in cui tanti anni fa scelsi di vivere con mia moglie. Un luogo che mi faccia stare bene, dove la pace e la serenità sono garantiti, e cioè lontano dalla frenesia delle città metropolitane, che frequento ma che lascio volentieri dopo aver finito di lavorare. Questo è un luogo paradisiaco. Non potrei più rinunciare al verde e ai miei animali. Nelle altre mie case in giro per il mondo ci lavoro. E amo tenere distinte le due cose.

Insomma, il luogo più distante da una ‘sana’ periferia multietnica.

Con l’ipocrisia dei radical chic ci si potrebbe lastricare tutta la campagna toscana.

In sostanza, Toscani ha fatto i soldi pubblicizzando agli altri l’opposto della vita che lui vive. Un po’ come Bergoglio, che predica agli altri accoglienza e ponti, ma poi vive dietro le mura dorate del Vaticano.

Qualcuno li chiama radical shit.




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