Gli zingari che hanno ucciso Duccio vivono in case popolari!

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Almeno tre degli zingari che hanno ucciso Duccio Dini, il ragazzo travolta a Firenze durante una folle corsa tra auto di rom, vivono in case popolari a spese dei contribuenti.

Lo si apprende nel giorno in cui il sindaco PD dà agli stessi zingari un ridicolo ultimatum di 18 mesi (!) per liberare il campo nomadi dove abitano gli altri del gruppo. Magari proprio per andare in altre case popolari.

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Mesi, in alcuni casi anni di una convivenza difficile. Costellata di lettere inviate al Comune, richieste dei condomini a Casa Spa (l’ente che gestisce gli alloggi popolari) e denunce presentate alle forze dell’ordine. E adesso, dopo la tragedia di via Canova, la paura di avere come vicini di casa i protagonisti di quei fatti è evidente.

Perché tre delle “persone” protagoniste del folle inseguimento in auto vivevano, a vario titolo, non solo nel campo del Poderaccio come era sembrato inizialmente, ma anche nelle case popolari del Quartiere 4.

Lo dicono i residenti, lo confermano le parole del sindaco di Firenze Dario Nardella, che minaccia (!!!) di togliere l’alloggio ai responsabili della tragedia, e lo evidenzia il senatore di Fratelli d’Italia Achille Totaro, che ieri ha annunciato di voler coinvolgere direttamente il ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

«Qui vivono alcune di quelle persone – spiegano i residenti di uno dei palazzoni del Q4 – e i problemi non sono nati oggi. Da anni chiediamo un confronto con il Comune e Casa spa, ma ogni volta ci mettono a tacere dicendo che siamo razzisti. Razzisti? – si sfogano – Qui di razzista non c’è nessuno, ci siamo sempre integrati con tutti. Ci sono un sacco di sindacalisti, persone di sinistra, impegnate nel volontariato e nelle associazioni, gente che il razzismo l’ha sempre respinto. Ma non possiamo tollerare comportamenti assurdi, chiunque ne sia l’autore. E adesso, dopo quello che è successo, abbiamo davvero paura».

ll clima è teso e, nonostante la rabbia, nessuno vuole esporsi con nome e cognome per paura di ritorsioni. «Un tempo facevamo tante feste in giardino, tutti insieme – commenta una signora – c’era un bel clima. Poi sono arrivate queste famiglie e le cose sono cambiate. Musica a tutto volume la notte, lavori negli appartamenti senza autorizzazioni, bottiglie piene di pipì lanciate in giardino dalle finestre, motorini smontati negli androni e lasciati lì per anni, minacce a chi si lamentava e poi un via vai di auto di lusso».

Perché oltre ai problemi di ordine pubblico c’è un’altra cosa a infastidire i condomini: l’ostentazione (vera o falsa che sia) di ricchezza, in case che, essendo popolari, dovrebbero andare a chi ha più difficoltà. A dare fastidio sono le Mercedes ultimo modello parcheggiate nelle aree di sosta condominiale e le foto postate su Facebook (visibili a tutti) con tappeti di banconote da 50, 100 o 500 euro a coprire interi tavoli.

Soldi veri oppure una «carnevalata»? Impossibile dirlo, ma anche questo esaspera gli animi. E magari avrebbe dovuto far scattare qualche verifica in più.

«Parliamo di persone che hanno 200-300 denunce o addirittura condanne e continuano a scorrazzare per la città – ha commentato il senatore Totaro – A Nardella chiedo di sapere con precisione se sono vere le notizie che ho, per cui le persone arrestate avevano una casa popolare a Firenze. Questi soggetti facevano feste fino alle 4 di notte, si lasciavano andare a minacce, danneggiamenti e violenze senza che il Comune togliesse loro la casa. E se uno è abituato a non rispettare le regole poi pensa che sia normale fare inseguimenti a 150 chilometri orari, e va a finire che ci lascia la vita un povero ragazzo».

Chi mette gli zingari in case popolari è un criminale. Punto. Dobbiamo riprenderci l’Italia. Vanno rimandati in Romania quelli romeni e in India quelli che hanno acquisito la cittadinanza italiana.




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