Buonisti contro Salvini: “Riapra subito i porti”

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A sinistra, ovviamente, si sono indignati. La Repubblica ha accusato Salvini di tenere i 626 immigrati della nave Ong sotto “ostaggio”. Padre Zerai, famoso per le sue battaglie in favore dei profughi e fotografato gioioso assieme alla Boldrini, ha scritto un appello per riaprire i porti italiani. Saviano se l’è presa con Toninelli (visto che sul leghista aveva “perso ogni speranza”) dichiarandosi deluso perché lo credeva “una brava persona”. Inutile star qui a ricordare le tante dichiarazioni dei parlamentari del Pd, dei vari sindaci rossi (che hanno proposto i loro porti per far approdare l’Aquarius), di Orfini, Martina e compagnia varia. L’elenco è lungo: ci sono Grasso, la Boldrini e pure Gino Strada. Tutti – può essere il riassunto – hanno accusato il Viminale di aver fatto campagna elettorale sulla pelle dei migranti.

Anche la Chiesa con il tweet di monsignor Ravasi ha fatto sapere che il blocco navale non è cosa gradita a Vescovi e cardinali. “Non è una vittoria dell’Italia, ma una sconfitta della politica in generale e della Ue in particolare – ribadisce il cardinale Francesco Montenegro, presidente della Caritas e responsabile della Cei sul tema dei migranti – Questa volta, alla fine è andata bene. Ma la prossima volta? Che si fa? Si aspetta di volta in volta che un Paese si faccia generosamente avanti? Facciamo un bel sorteggio? Ma con la vita umana non si può giocare!”. Poi un messaggio al ministro: “Dicono che Salvini ha vinto? Non voglio dare giudizi sul suo gesto: dico solo che quella tra ieri e oggi è stata una singola battaglia, chiusa positivamente grazie alla Spagna. Ma c’è tutta una guerra da affrontare, per restare nella metafora bellica che non condivido”.

Come se non bastasse, l’ANPI Nazionale, l’Arci Nazionale, l’Azione cattolica italiana, Legambiente, Libera e Rete della Conoscenza si sono unite in un sol coro per condannare l'”inaccettabile” decisione di Salvini. “La chiusura dei porti italiani alla nave Aquarius e alla Sea Watch 3 – scrivono in una nota – è una soluzione inaccettabile”. Le varie associazioni sostengono che l’Italia sia obbligata a soccorrere i barconi e far approdare le navi Ong a Pozzallo o Lampedusa. “L’Italia non può voltare le spalle – scrivono – ogni migrante, tra cui tante donne e bambini indifesi, è prima di tutto una persona costretta a lasciare la propria terra, a causa di guerre, fame, siccità e disastri ambientali, per cercare la sopravvivenza altrove chiedendo accoglienza e asilo. Non si faccia l’imperdonabile errore di chiudersi nei confini della propria nazione, di alzare nuovi muri di odio e paura che non fanno bene al Paese e che aumentano ancora di più le disuguaglianze. Per questo chiediamo al Governo che vengano riaperti immediatamente i porti italiani per accogliere le navi che soccorrono i migranti”.

Sarà una lunga guerra sottrarre al ‘complesso umanitario industriale’ l’osso del business immigrazione.

Perché al di là della patologia psicotica di cui sono affetti i buonisti, il loro è un buonismo interessato.

Se leggete i nomi delle organizzazioni che “ordinano” a Salvini di riaprire i porti alle Ong, tutte hanno interessi nel business: a cominciare dalla Chiesa, che attraverso Caritas e altre sue succursali fa centinaia di milioni l’anno (soldi dei contribuenti) ospitando finti profughi in hotel.

Ma decine di milioni di euro li fanno quelli dell’Arci. Che oltre al business delle slot nei loro circoli si sono impegnati anche nell’ospitare fancazzisti.

E sul Pd, beh, loro ricevono finanziamenti dal sistema delle Coop che più soldi incassa dall’accoglienza, più ne triangola a loro.

Segui il denaro. Il buonismo puzza.




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