Malta si tiene il petrolio e ci lascia i clandestini: quello scellerato accordo col PD

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Tutti gli stati costieri del Mediterraneo sono tenuti, alla luce della Convenzione di Amburgo, a mantenere un servizio di SAR, e le SAR dei vari stati devono coordinarsi tra di loro. Il Mar Mediterraneo, in particolare, è stato suddiviso tra i Paesi costieri nel corso della Conferenza IMO (International Maritime Organization) di Valencia del 1997. Secondo tale ripartizione delle aree SAR, l’area di responsabilità italiana rappresenta circa un quinto dell’intero Mediterraneo, ovvero 500 mila km quadrati.

Tutto questo concepito per il normale traffico marittimo, non certo per una situazione in cui flotte di barconi lasciano l’Africa per raggiungere l’Italia. Approfittando proprio delle leggi che ci siamo stretti al collo come un cappio.

Ci prendiamo clandestini in cambio di trivelle, l’accordo segreto

Il governo maltese è comunque responsabile di una vastissima zona SAR ( soccorso e salvataggio), ancora ampliata dopo un
recente accordo, perché questo consente di estendere la
loro area ZEE (zona di esclusivo interesse economico) anche a scapito di eventuali pretese italiane.

Ma attenzione. Pur essendone responsabile, per un accordo con il governo Pd, Malta si è avvalsa sinora della cooperazione dell’Italia per il pattugliamento della propria zona di responsabilità: nella prassi il Centro di Coordinamento regionale SAR maltese non risponde alle imbarcazioni che la contattano né interviene quando interpellato dal Centro di Coordinamento regionale SAR italiana. Di fatto, a seguito della mancata risposta (o risposta negativa) della SAR maltese, la singola imbarcazione chiederà l’intervento della SAR italiana che coordinerà l’intervento.

Sintesi: loro si prendono il petrolio, a noi lasciano i clandestini. Come, il Pd possa avere raggiunto un tale accordo, è incomprensibile. Probabilmente c’è qualche scambio non alla luce del sole.

L’area del Mar Libico confinante con le acque territoriali della Libia non è quindi posta sotto la responsabilità di alcuno Stato. Di fatto, da anni, l’unico soggetto che presta soccorso (anche) nelle acque confinanti con le acque territoriali libiche è l’Italia.

Tutto questo deve finire.




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