L’estrema sinistra tedesca si spacca sull’immigrazione: “Chiudiamo le frontiere”

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C’è vita intelligente nell’estrema sinistra tedesca. O più semplicemente, qualcuno che ha letto Marx e l’ha capito.

Quantomeno sorprendente, quello che sta accadendo alla Die Linke, se guardiamo alla deriva terzomondista e radical chic della sinistra europea.

Si chiude oggi il congresso di Lipsia. Riconfermata il segretario Kipping, ma il partito è spaccato quasi a metà, con l’area capeggiata dalla capogruppo Wagenknecht e da Lafontaine contro la linea no-borders.

Da una parte, i seguaci dei due segretari Kipping e Bernd Riexinger (più Gregor Gysi, attualmente numero uno della Sinistra europea e noto burocrate della Germania Est), e dall’altra i sostenitori della capogruppo al parlamento federale Sahra Wagenknecht.

Nella rappresentazione degli ultrà dei due schieramenti, rispettivamente: i «neoliberali» contro i «razzisti».

Più semplicemente: da una parte la sinistra al caviale, svenduta ai contributi delle multinazionali e dall’altra gli eredi di una socialdemocrazia che pensava ai lavoratori.

In sintesi: per i segretari, la Linke non deve rinunciare alla parola d’ordine delle frontiere aperte spalancate, per la capogruppo no:

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Del resto è tra i ceti popolari che pesca voti Alternative für Deutschland (Afd), anche nll’elettorato dei Länder dell’Est bacino dell’ala ex-comunista orientale della Linke.

Per la carismatica capogruppo Wagenknecht – e per l’ancora influente ex leader Oskar Lafontaine – il partito deve correggere linea: l’enfasi no-borders manda i poveri e i disoccupati nelle braccia dell’Afd. L’attuale Linke – questa è l’accusa – piace ai radical chic e il partito si sta trasformando in una sorta di riedizione dei Verdi.

UN PARTITO SPACCATO – Kipping è stata rieletta con la percentuale più bassa nella storia del partito, appena il 64,5%, dieci punti in meno che alle assise precedenti.

Sul filo l’elezione del segretario organizzativo, il numero tre nella gerarchia interna. Si è imposto l’uomo di Kipping e Riexinger per soli 3 voti di scarto (su 550 totali) rispetto all’esponente dell’ala ‘populista’.

Da questa spaccatura potrebbe venire una scissione, con la nascista di un «movimento di sinistra». In una strategia per costruire una maggioranza alternativa alla grande coalizione fra democristiani (Cdu/Csu) e Spd che attualmente governa il Paese. Chissà, magari come in Italia, unendo i due estremi del populismo: un governo tra AfD e gli eredi di una sinistra popolare.

Accadono strane cose in Europa. E’ sempre così, quando una civiltà collassa e un’altra sta per nascere.




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