Friuli, Fedriga cancella indottrinamento Gender nelle scuole

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«Le istituzioni scolastiche e le famiglie hanno strumenti sufficienti per insegnare e trasmettere i valori del rispetto e della diversità. Ogni altra iniziativa sul tema rischia di essere solo un indebito indottrinamento». Lo ha dichiarato l’assessore regionale a Lavoro, Formazione, Istruzione, Famiglia, Ricerca e Università, Alessia Rosolen, in merito alla decisione di recedere dalla rete nazionale delle Pubbliche amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere (Re.a.dy).

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Si tratta di una posizione assunta oggi dalla Giunta, su proposta da Rosolen, nel quadro di un complessivo riesame delle politiche regionali relative ai temi dell’inclusione sociale, delle pari opportunità e della non discriminazione. Ciò anche in considerazione del fatto che la rete Re.a.dy, fondata nel 2006 su iniziativa dei Comuni di Torino e Roma, ha approvato nel 2017 un documento dichiarato vincolante per i partner che prevede una serie di attività, anche amministrative, aventi a oggetto esclusivamente le tematiche attinenti a Lgbt.

La Giunta ritiene, invece, che le categorie da tutelare attraverso l’azione delle strutture regionali siano molteplici e che debba avviarsi una riflessione in merito al bilanciamento delle azioni a beneficio delle categorie più svantaggiate verso il conseguimento delle pari opportunità. L’amministrazione regionale si riserva, quindi, di prendere in considerazione anche nuove e diverse istanze sociali per porre in essere un piano di intervento che assicuri la rimozione degli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini.

Rosolen ha ricordato, tra l’altro, che esistono già qualificati strumenti regionali per la tutela, anche legale, delle discriminazioni.

I veri discriminati sono gli italiani maschi eterosessuali.




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