Attacco alla democrazia: 15 anni di carcere per avere criticato Mattarella

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E’ quanto rischiano tre italiani messi sotto accusa dai magistrati rossi di Palermo. E speriamo non indaghino anche il poliziotto in foto

Tre persone sono state iscritte nel registro degli indagati dopo le minacce e gli insulti comparsi sui social nei confronti del Capo dello Stato. Noi non scriviamo i noi, come fatto invece dai delinquenti dei media di distrazione di massa per indicarli, magari, a qualche fanatico che può andare a casa loro: dove li troverà senza scorta, a differenza dell’abusivo che sta al Colle.

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La Procura di Palermo li accusa di attentato alla libertà del presidente della Repubblica e offesa all’onore e al prestigio del presidente della Repubblica, reati puniti fino a 15 anni di reclusione. L’inchiesta, aperta ieri, non è più a carico di ignoti. La Digos ha identificato gli autori dei post ingiuriosi. Decine di altre frasi apparse su altri profili sono al vaglio dei magistrati.

E’ la Procura di Palermo che andrebbe accusata di attentato alla libertà dei cittadini. E il Presidente delle Repubblica di ‘intelligenza con lo straniero’. Si può scrivere, o è reato anche questo?

Il reato di Vilipendio è uno dei reati di opinione più osceni presenti nel nostro ordinamento: va abrogato. Il re è morto.




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