Tutti contro il governo populista: Bce, Mattarella e Bilderberg

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Tutti contro il governo populista. Il nuovo governo fa paura un po’ a tutti nell’Unione Europea, istituzioni finanziarie comprese. Perché rappresentano poteri non democratici. E così, dopo le minacce invero piuttosto bizzarre, come è nel costume dell’avvinazzato presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, non potevano mancare quelle della Bce.

Le parole dell’ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria pubblicato da Francoforte sono di prammatica, ma nascondono fra le righe avvertimenti dai toni duri che mettono in guardia l’esecutivo prossimo venturo dall’intraprendere scelte al di fuori degli stringenti vincoli comunitari.

Pur segnalando che i conti pubblici dei Paesi membri dell’eurozona sono sensibilmente in miglioramento, gli sforzi di fondo per il consolidamento starebbero secondo la Bce perdendo forza: “Il deficit fiscale aggregato dell’eurozona – si legge – è migliorato dall’1,5% del Pil nel 2016 allo 0,9% nel 2017 con un solo paese (la Spagna) che rimane sopra la soglia del trattato di Maastricht del 3%. Secondo le proiezioni della Commissione Europea, la posizione fiscale dovrebbe migliorare ancora nel 2018 e 2019 sebbene a un passo più moderato rispetto agli anni precedenti”.

“Un deterioramento dei saldi strutturali di bilancio è previsto per la maggior parte dei Paesi che sono stati colpiti dalla crisi e anche le riforme strutturali hanno perso momentum”, un combinato disposto che unitamente ad “un contesto di crescita in peggioramento o un allentamento della posizione fiscale nei Paesi ad alto debito – prosegue il documento – potrebbero influenzare le prospettive fiscali e, per estensione, il sentimento di mercato nei confronti di alcuni emittenti sovrani dell’area dell’euro”.

Insomma, un chiaro avviso al nuovo governo che ancora deve nascere. E così, mentre Mattarella fa ostruzionismo sulla nomina dell’unico ministro economico che potrebbe tenere testa alle istituzioni Ue, Salvini perde le staffe:

In questo accerchiamento dei poteri non democratici, non può passare inosservata e come casuale la scelta per la prossima riunione del Club Bilderberg di una città italiana: Torino. Il summit dei cospiratori si terrà dal 7 al 10 giugno sotto la Mole, ma la location verrà comunicata ai partecipanti solo 48 ore prima di sbarcare nel capoluogo. A sostenerlo fonti politiche romane e pure Franco Bernabè, ex amministratore delegato di Telecom Italia, ex vicepresidente di Banca Rothschild, ma soprattutto membro del comitato decisionale del gruppo Bilderberg, di cui non ha mancato una riunione dal 1994, a parte in soli tre casi.

E non è casuale nemmeno la scelta della ‘magica’ Torino. Proprio una delle prime città espugnate dal M5s, seppure governata male da uno dei suoi esponenti di estrema sinistra. O forse proprio per questo.

Siamo circondati.




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