Questi giudici odiano gli italiani e guadagnano mezzo milione di euro

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In meno di ventiquattro ore, quattordici (una poltrona è vacante) giudici (qualcuno, non di sinistra, avrà votato contro) della Corte Costituzionale hanno di fatto affossato due leggi di due regioni governate dalla Lega. Due leggi che cercavano di riequilibrare la situazione che vede gli italiani discriminati in casa propria, garantendo in modi diversi a loro la primazia su case popolari e asili nido:

Si tratta di due gravissime prevaricazioni della volontà popolare. Alle quali, del resto, i parrucconi della Consulta sono abituati.

Visto che sono praticamente tutti di nomina politica, e che molti di loro sono stati nominati da presidenti della repubblica di centrosinistra, abbiamo l’incredibile situazione di una corte che è a maggioranza di sinistra in un paese dove la sinistra è sotto il 20 per cento. Basta vedere la presenza di uno come Amato, un residuato bellico del peggior PSI.

E’ intollerabile che 15 individui possano decidere della validità di leggi votate da eletti per volontà dei cittadini italiani: è una lesione della sovranità. E’ una ferita per la democrazia. E’ una negazione della democrazia.

L’incostituzionalità di una legge, dovrebbe essere un fattore meramente ‘legale’ e non politico. Ma se una corte decide a maggioranza e non all’unanimità, è chiaro che non c’è una chiara incostituzionalità ma, piuttosto, la decisione di affossare una legge perché contrasta con le idee della maggioranza dei giudici.

E allora questa è Oligarchia. Il voto di alcuni vale milioni di volte più del voto della maggioranza degli italiani.

Se il governo populista vuole governare, deve intervenire direttamente sulla Costituzione (appoggiandosi anche al resto del centrodestra) e varando alcuni articoli: uno che iscrive a lettere d’oro nella legge fondamentale ‘prima gli italiani’, e l’altro che impone che la Consulta possa decidere dell’incostituzionalità di una legge solo all’unanimità.

La Corte Costituzionale è, in sostanza, l’ultima ridotta del PD. Un bunker, dorato, dove resiste il potere dell’oligarchia sinistarda contro la volontà del popolo. Un cancro che si annida nel cuore della nostra democrazia. E’ tempo di liberarci da questo potere eversivo.

La retribuzione annua netta che percepisce un giudice della Corte Costituzionale è pari a 427.416,99 euro mentre il Presidente – per il suo lavoro in più(?) – percepisce 512.900,44 euro compresa l’indennità di rappresentanza.

Per dare un ordine di grandezza: un giudice della corte costituzionale percepisce in un giorno, quanto un operaio percepisce in un mese, ovvero circa 1.400 euro: chi dei due partecipa di più alla creazione di ricchezza del paese?

Stipendi vergognosi per individui che non fanno praticamente nulla per il paese, se non vomitare sentenze dannose e di parte.

Ma non basta, al termine del loro “servizio”, che dura qualche anno, percepiscono una pensione e un’indennità di buonuscita che varia in relazione ai percorsi professionali di ciascun Giudice costituzionale e quindi alle differenti posizioni maturate nel corso della carriera.

I veri privilegi non sono in parlamento – anche se ce ne sono – sono nelle magistrature e nelle varie oligarchie burocratiche.

Ah, se per caso ve lo foste chiesto, sì, hanno anche l’auto blu. Infatti un’autovettura è assegnata a tutti i Giudici in virtù di un regolamento interno – si fanno i regolamenti “interni” per assegnarsi privilegi – ed in considerazione – scrive un portavoce della Consulta – della particolare posizione rivestita dagli ex membri della Corte, che continuano a far parte di commissioni, gruppi di lavoro, delegazioni per incontri istituzionali in Italia e all’estero. Ma quale posizione, quale “lavoro”…




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