Roma, i bengalesi avevano già stuprato: arresto imminente

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Gli investigatori non hanno dubbi: le 4 belve straniere che hanno stuprato una 44enne a Guidonia, nell’hinterland della Capitale, hanno le ore contate. Due di loro hanno giù un nome e un volto.

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Si tratta di bengalesi che vivono a Roma da più di dieci anni. E almeno uno di loro ha precedenti di polizia per stupro.

Si pensa si tratti di stupratori seriali.

La vittima, durante, il confronto fotografico lo avrebbe riconosciuto: «È lui il capo, quello che ha guidato le operazioni», avrebbe detto in lacrime agli agenti della squadra mobile di Tivoli.

Ora gli agenti della squadra speciale stanno passando al setaccio gli ambienti da loro frequentati. Mettendo sotto torchio amici e conoscenti in attesa di un passo falso.

Tutto è accaduto intorno all’una di notte quando la donna, secondo quanto ha raccontato lei stessa agli agenti, stava aspettando un autobus in direzione Tivoli su via Tiburtina, di fronte alla metro Rebibbia. «Avevo appena finito di lavorare. Si sono accostati due in auto e mi hanno preso di forza e caricata in auto, per portarmi a Guidonia sotto il cavalcavia dell’autostrada. Ricordo gli occhi del capobranco, sembravano iniettati di sangue, come quelli di un diavolo».
Poi arrivati a Guidonia c’erano altre due persone: «Mi mordevano le labbra, il volto, le braccia, dietro le spalle, sulle gambe, uno sembrava un leone famelico, puzzava di birra – ha raccontato agli inquirenti – io vomitavo, ma a lui non importava, bestemmiava». Durante la violenza sessuale, una delle belve le ha anche mostrato vecchi filmati. Erano tutti video di violenze sessuali.

Un nome, un identikit e anche un profilo Facebook da scandagliare. La «belva» come l’ha descritta la vittima, il capobranco che l’ha sequestrata e poi violentata in aperta campagna con altri tre complici a bordo di una vecchia Panda.




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