“L’euro è una gabbia tedesca”: Savona, l’uomo che Salvini vuole ministro

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Per il ministero dell’Economia è in corsa Paolo Savona. I radica chic e gli eurofanatici sono già scatenati.

Secondo il giornale di riferimento dei sinistardi con la puzza sotto il naso, l’Huffington Post, le sue posizioni sulla moneta unica, giudica “una creatura biogiuridica costruita male”, preoccupano l’uomo dei poteri forti in Italia, l’abusivo Mattarella.

Questo perché Savona, e una sfilza di premi Nobel per l’Economia, ritengono l’euro una creazione artificiale che ha creato fragilità strutturali aggravate, durante gli anni Novanta, dalla scelta di entrare nella “gabbia europea” dove “le élite illudono i popoli”. Pur sapendo che l’Italia non era ancora pronta, l’allora premier Ciampi avrebbe preferito andare fino in fondo per non rimanere fuori dal tavolo europeo.

“Invece (la situazione, ndr) è peggiorata – si legge ancora – e (l’Italia, ndr) è scivolata in una nuova condizione coloniale, la stessa sperimentata dalla Grecia”. “L’euro – continua – ha dimezzato il potere d’acquisto degli italiani, anche se le autorità lo negano”.

“Se l’Italia non l’ha già fatto, è giunto il momento d’avere pronto un Piano B – di fine dell’euro o di uscita dallo stesso – che dal 12 maggio 2011 ho insistentemente richiesto di approntare. Gli accordi costruiti male o firmati da Paesi con intenti egemoni non hanno lunga vita. Se dovessimo essere colti impreparati all’evento, sarebbe veramente un dramma”. Di fatto sulla moneta unica il probabile ministro dell’Economia ha le idee abbastanza chiare.

“Anche se si fa finta che il problema non esista, il cappio europeo si va stringendo attorno al collo dell’Italia. E’ giunto il momento di comprendere che cosa stia effettivamente succedendo nella revisione del Trattato di cui si parla e nella realtà delle cose europee, prendendo le necessarie decisioni; compresa quella di esaminare l’opportunità di restare o meno nell’Unione o nella sola euro area, come ha fatto e fa il Regno Unito gestendo autonomamente tassi di interesse, creazione monetaria e rapporti di cambio”.

“Se l’Italia decidesse di seguire il Regno Unito – ma questa scelta va seriamente studiata – essa attraverserebbe certamente una grave crisi di adattamento, con danni immediati ma effetti salutari, quelli che ci sono finora mancati: sostituirebbe infatti il poco dignitoso vincolo esterno con una diretta responsabilità di governo dei gruppi dirigenti”.

Savona proponeva nel 2012 un referendum sull’euro, e questo per le élite che hanno perso il potere il 4 marzo è intollerabile: “Chiediamo perciò (a) di chiamare gli italiani a votare se desiderano stare nell’euro e assumersi le relative responsabilità e i conseguenti oneri per eliminare l’incertezza politica di cui si parla e (b) di consolidare il debito pubblico a breve, garantendone il valore reale al rimborso, riconoscendo un interesse pari all’inflazione e, se proprio si vuole incentivare l’operazione, una quota della crescita del pil reale”.

Sarebbe un gran ministro dell’Economia. Lì dove lo ha indicato Matteo Salvini.

“L’euro è una gabbia tedesca, adesso serve un piano B”, scrisse Savona. E’ tempo di uscire da questa gabbia. E riprenderci la libertà.




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