Immigrati risorse: 1 su 2 è mantenuto, l’altra metà guadagna meno di 800€

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Quei simpatici cazzari à la Saviano, secondo i quali gli immigrati ci pagheranno le pensioni, dovrebbe leggere i dati che seguono

Complessivamente, il tasso di occupazione dei soggiornanti non comunitari al 1 gennaio 2017 era del 57,8%. Significa che quasi 1 immigrato su 2 in Italia non lavora. Fa il mantenuto. Questo è messo in evidenza anche dal loro tasso di imprenditorialità in continua crescita con un +3,5% di nuove ditte individuali di cittadini non comunitari nel 2016 sul 2015: come accade per gli italiani, molti aprono partite iva in qualità di ‘dipendenti occulti’. Questo ha implicazioni sulle future pensioni.
Nel 2016 erano 366.425 i titolari di imprese individuali nati in un paese al di fuori dell’Unione Europea, l’11,3% del totale delle ditte individuali a livello nazionale.

Con 440.622 soggiornanti regolari, Milano è prima anche per incidenza dei soggiornanti extra UE sul totale dei residenti. Le comunità più rappresentate a livello locale provengono da Egitto (14,7%), Filippine (10,6%) e Cina (10,2%). Complessivamente sono oltre 9 mila i cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti in città per aver ricevuto asilo o un’altra forma di protezione umanitaria. In pratica, ben il 2% della popolazione di immigrati vive a Milano mantenuta dai cittadini. Non che il restante 98 per cento sia una risorsa, come vedremo a breve.

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In questo caso, l’esempio più eclatante è Catania, dove i titolari di protezione internazionale sono il 36,7% dei regolarmente soggiornanti (incidenza aumentata del 33% negli ultimi 7 anni). Seguono Reggio Calabria con il 36% e Bari con il 26,7%. Al contrario, a Bologna, Torino e Venezia la metà dei soggiornanti risiede lì per motivi familiari.

La seconda città per presenza di cittadini non comunitari è Roma, dove soggiornano regolarmente 345.897, pari al 9,3% del totale nazionale e l’incidenza dei residenti extra UE sul totale dei residenti è del 7,2%. Le comunità più rappresentate a livello locale provengono da Filippine, Bangladesh e Cina, con incidenze rispettivamente del 12,8%, 10,9% e 6,9%. Le imprese individuali di persone extra UE sono il 19% delle attività in essere nella capitale, e su questo Roma è superata seppur di poco da Firenze, dove sono il 20% del totale. Parliamo di ‘imprenditori’ sui generis: la maggior parte sono partite iva che nascono e muoiono per truffare i contribuenti, il resto bugicattoli di bengalesi e roba simile.

Avere un lavoro non è tuttavia sinonimo di ricchezza per la nostra società, perché non significa un’effettiva uscita da una condizione di indigenza. La maggior parte dei cittadini non UE regolarmente soggiornanti nel nostro paese guadagna infatti meno di 800 euro al mese.

Questo ha due effetti: abbassa il salario medio degli italiani, con conseguente precarizzazione del lavoro, e rende evidente come gli immigrati non stanno nemmeno pagando per le loro pensioni future.




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