Violentata a Roma: «Mi stupravano e filmavano, io vomitavo»

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L’italiana vittima dello stupro di gruppo racconta la tragica esperienza in mano ai quattro violentatori bengalesi

Tre immigrati la tenevano ferma allungando continuamente le mani come maiali libidinosi e un altro si avventava su di lei come una bestia, una delle tante bestie feroci che infestano Roma.

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L’orrore ha superato ogni fantasia, anche la più malata, in una vecchia Panda sotto un cavalcavia dell’autostrada del Sole.

«Quella bestia mi mordeva le labbra, il volto, le braccia, dietro le spalle, sulle gambe, sembrava un leone famelico, puzzava di birra; io vomitavo, ma a lui non importava, bestemmiava, mi diceva: “Vomita pure, tanto t’ammazzo”.

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E prima, la macchina degli immigrati che gira sulla Tiburtina a caccia di prede, a tarda sera. La donna aspettava, uscita da lavoro, alla fermata metro di Rebibbia il bus notturno per Guidonia: e loro l’hanno catturata.

Poi l’appuntamento con altri due in un luogo difficile da raggiungere anche di giorno per chi non conosce bene i luoghi. Quasi uno schema.

Ed è questo che preoccupa gli inquirenti: il fatto che possa essere successo altre volte.

Che questo piano, insomma, la banda composta da 4 stranieri possa averlo messo in atto in precedenza ai danni di altre vittime. Gli inquirenti non lo escludono. Vittime che forse non hanno avuto la forza di denunciare, magari per la paura di dover tornare a ricordare.