Pakistana incinta: «Legata al letto e costretta ad abortire»

Condividi!

Legata a un letto, sedata e costretta ad abortire:

Verona, studentessa pakistana costretta ad abortire figlio ‘infedele’

E sarebbero a Verona il padre e il fratello della pakistana. Lo ha riferito l’assessore ai servizi sociali del Comune, Stefano Bertacco. «Non c’è nessuna volontà da parte della famiglia – ha proseguito Bertacco – di lasciare libera la ragazza alla quale, a quanto ci è stato riferito, sono stati sottratti i documenti ed è costantemente sorvegliata dalla madre e dalla sorella».

L’uomo, che gestisce un negozio nel capoluogo scaligero, aveva già subito denunce per violenze in famiglia. «La ragazza – ha detto Bertacco – ha aderito al Progetto “Petra”, la struttura che si occupa delle violenze sulle donne, in particolare tra le mura famigliari. È stata ospitata in un appartamento protetto fino al 9 gennaio, quando ha comunicato che si era riconciliata con la famiglia e le è stato concesso, essendo maggiorenne, la libertà di scegliere e tornare a casa dai genitori».

VERIFICA LA NOTIZIA

La giovane aveva anche chiesto di continuare a partecipare agli incontri di mutuo-aiuto organizzati dal Centro con le donne vittime di violenze in famiglia «ma non ha mai partecipato. Ha comunicato che era andata in vacanza. Poi si è appreso che era tornata in Pakistan per il matrimonio del fratello, probabilmente è stata una scusa per farla allontanare da Verona. In seguito al Centro Petra si è presentato il fidanzato ed è scattato l’allarme». Il Comune di Verona ha confermato la piena disponibilità ad accogliere nuovamente la ragazza in qualche casa protetta: «Purtroppo – ha concluso Bertacco – la situazione si è spostata in Pakistan; ci stiamo muovendo tutti ma essendo cittadina pakistana anche la Farnesina non ha molti margini di intervento. Di sicuro ad oggi non c’è nessuna testimonianza di come la ragazza vi sia stata portata».

Probabilmente hanno deciso per l’aborto perché si trattava di una femmine:

Comunque, non sono affari nostri. Sono affari nostri, invece, che i suoi aguzzini vivano in Italia, con un permesso di soggiorno. Non abbiamo bisogno di negozianti pakistani: non abbiamo bisogno di pakistani tout court, che sono portatori di una non cultura fatta di stupri e soprusi.

Volete trattare le vostre donne come animali? Fatelo a casa vostra.




Lascia un commento