Prato città martire dell’immigrazione, allarme della Cgil: “Dopo i cinesi ora anche i bengalesi”

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Potrebbe ampliarsi ulteriormente lo spettro di illegalità economica che ruota attorno al distretto tessile pratese e che fino ad ora è stato un’esclusiva dell’imprenditoria cinese. La minaccia stavolta, arriva dai bengalesi che potrebbero mettere radici in città per costruire un sistema produttivo simile a quello di Napoli dove si cuce a bassissimo costo per i grandi marchi della moda sfruttando il lavoro di connazionali e in barba ad ogni regola, protetti dalla Camorra.

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L’allarme è stato lanciato dalla Filctem Cgil dopo il blitz interforze coordinato dai carabinieri, mercoledì 9 maggio, in una ditta a Vaiano, gestita da una coppia di bengalesi con manodopera a nero bengalese (LEGGI). Si tratta di un caso singolo o è la spia di qualcosa di più che senza un contrasto veloce ed efficace si espanderà a macchia d’olio come è successo per quello cinese? “Siamo molto preoccupati. – spiega Massimiliano Brezzo, segretario della Filctem Cgil Prato – Come ha spiegato bene un anno fa un’inchiesta della trasmissione Piazza Pulita, nel distretto vesuviano c’è un intermediario italiano che prende il lavoro dalle grandi firme e lo gira ai bengalesi che arruolano connazionali con paghe da fame e che spesso, poi, sono prestanome di italiani. Il sistema cinese che abbiamo a Prato è parzialmente diverso perchè in genere il cinese lavora per il cinese. Ora c’è il rischio reale che quel sistema arrivi anche qui. Prato si sta dimostrando molto attrattiva per chi fa economia con manodopera irregolare. Ad esempio arrivano tanti cinesi da Carpi. Ora si affacciano sulla scena anche i bengalesi. Per questo vogliamo sapere se esistono altre aziende a conduzione bengalese, da dove vengono e soprattutto per chi lavorano”.

I sistemi per frodare lo Stato infatti, sono molteplici, ma la soluzione resta sempre la stessa: far pagare alla committenza ciò che non paga il terzista, a cominciare dai contributi evasi in modo da responsabilizzarlo nella scelta e nella verifica degli appalti. La legge c’è e in alcune parti d’Italia è applicata. L’Inps di Prato nicchia ancora. La Filctem ricorda anche un’altra legge utile e applicabile in questo campo, quella che prevede l’arresto per chi “schiavizza” i lavoratori.

“Non basta controllare il fenomeno – conclude Brezzo – è arrivato il momento di contrastarlo. Le leggi ci sono, basta applicarle”.

C’è un solo modo per eliminare il problema, e non piace alla Cgil: bloccare l’immigrazione. Niente cinesi e bengalesi e niente problema.




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